Mozione Congressuale

Saperi in circolo

Da convergenze inedite

Mozione per il XVIII Congresso Nazionale di Arcigay

Collegata alla candidatura di Luciano Lopopolo Presidente Nazionale e Anna Claudia Petrillo Segretaria Generale

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Premessa e analisi di fase

Arcigay è una grande comunità politica . Lo è per la sua storia e per la sua capillarità, ma soprattutto per la comunità di persone e attiviste che, da oltre quarant’anni, attraversano i suoi comitati e i suoi servizi, le sue reti, le piazze e i Pride, restituendo voce alla comunità LGBTQIA+, spesso silenziata ed esclusa: attraverso l’azione culturale e politica abbiamo contribuito visibilmente a trasformare il contesto socio-storico italiano degli ultimi quarant’anni , catalizzando il cambiamento culturale e la graduale conquista dei primi diritti per le persone LGBTQIA+ in Italia. Il progetto politico che proponiamo si pone come obiettivo quello di continuare a incidere nello scenario politico, anche in vista delle imminenti elezioni.

La nostra storia, che non rappresenta solo un patrimonio da custodire, è viva e presente. valorizzarla è una responsabilità collettiva nei confronti del futuro. Il mondo intorno a noi cambia rapidamente e, con la stessa urgenza, ci pone di fronte a nuove sfide, talvolta complesse e persino da decifrare. Scegliere di affrontarle significa equipaggiarsi del coraggio di cambiare , senza dimenticare chi e cosa siamo: interrogarsi con nuove domande significa poter immaginare inediti orizzonti e opportunità, individuare i migliori strumenti per continuare a incidere sulla realtà.

Ogni fase storica ridefinisce i rapporti tra i soggetti politici e il modo in cui la società interpreta se stessa. Cambiano le parole attraverso cui leggiamo la realtà e ciò che consideriamo possibile, cambia la semantica di concetti come libertà, sicurezza, autorità, partecipazione e democrazia. È su questo che si gioca la sfida politica più profonda: ridefinire la semantica della nostra azione e strutturare un pensiero che ci sfidi a immaginare e sostanziare la nostra visione del mondo, che metta in discussione l'egemonia culturale delle destre, sfidandole sul piano del senso comune.

All’indomani della grande ondata di scioperi e mobilitazioni per la liberazione della Palestina e contro il genocidio sionista, tutte le organizzazioni della società civile sono chiamate a interrogarsi su come è cambiato il contesto delle rivendicazioni e il rapporto dei cittadini con la piazza e con la protesta. Anche la nostra associazione ha partecipato alle mobilitazioni antisioniste e ha espresso un posizionamento chiaro sul tema. Arcigay è chiamata a riconoscere e denunciare le complicità con il genocidio sionista da parte di tutte le strutture di potere e a contrastare il pinkwashing di Israele .

Le grandi trasformazioni democratiche non iniziano quasi mai con una legge. Iniziano quando cambia l'immaginario collettivo e le idee che sembravano marginali diventano condivise, quando nuove parole ridefiniscono il dibattito pubblico e tutto ciò che appariva impensabile diventa improvvisamente credibile. La politica, prima ancora di governare il presente, deve occuparsi di rendere immaginabile un futuro possibile. Le organizzazioni della società civile sono protagoniste di questo processo e, rispondendo alle comunità, contribuiscono a trasformare la società.

Quella di oggi è innanzitutto una crisi della capacità strategica. Negli ultimi decenni le democrazie occidentali hanno attraversato trasformazioni profonde. La crisi dei corpi intermedi, la crescente personalizzazione della politica, la disintermediazione, la velocità imposta dalle piattaforme digitali e la progressiva sostituzione dei luoghi dell'elaborazione collettiva - con dinamiche sempre più individualizzate - hanno modificato il modo in cui si costruisce consenso e partecipazione. Su questo si è affermata un’apparente egemonia culturale e cultura politica che tendono a leggere il pluralismo come un fattore di instabilità, il conflitto come un problema di ordine pubblico e le differenze come elementi da ricollocare dentro modelli più omogenei, gerarchici e rassicuranti.

In Italia questa tendenza è evidente. I Decreti Anti-Rave, Caivano, i Decreti Sicurezza, le politiche della scuola e la crescente legittimazione pubblica di linguaggi ostili al pluralismo delineano una strategia precisa che riduce gli spazi di partecipazione e di protesta, aumenta il ricorso a strumenti repressivi, colpisce l’autodeterminazione dei corpi, delle identità, delle diverse forme familiari e indebolisce la capacità della società civile di concorrere alla costruzione delle decisioni pubbliche.

In questo contesto è ancora più urgente per Arcigay prepararsi allo scenario delle prossime elezioni politiche. La campagna elettorale deve essere un’occasione per portare al centro del dibattito pubblico le nostre rivendicazioni, senza delegare ai partiti la definizione delle nostre priorità. Arcigay non deve consegnare alla politica le proprie istanze, ma coltivare consapevolezza nell’opinione pubblica che si recherà alle urne, in alleanza con le altre realtà del movimento LGBTQIA+.

Il contesto politico italiano vede l’affermarsi di una retorica di estrema destra sempre più violenta , che in uno scenario di crisi economica, tensione sociale e riattualizzazione del discorso bellico nazionalista, rischia di trovare un riscontro elettorale molto alto. Osserviamo inoltre un timido riposizionamento di una parte della destra liberale nel campo dei diritti civili, che non produce però nessun tipo di avanzamento né di rottura con la linea conservatrice al momento maggioritaria. L’associazione che ci proponiamo di rappresentare dovrà essere all’altezza di un dibattito elettorale fortemente conflittuale , nel quale i nostri diritti verranno strumentalizzati da più parti. L’obiettivo strategico che ci diamo è quello di coltivare la prossimità tra diritti sociali e civili in tutti gli spazi politici che attraversiamo, provando a ricucire la frattura creata da anni di retorica conservatrice, con la complicità di una parte della sinistra.

Impegno concreto

Adottare una prospettiva transfemminista significa riconoscere che gli attacchi alle persone trans, ai diritti sessuali e riproduttivi, all’educazione, alle famiglie, alle persone con background migratorio e all’autodeterminazione definiscono un’unica e specifica offensiva, che pretende di ristabilire gerarchie tra corpi, generi, relazioni e tre le specie.

Questo processo attraversa l’Europa e il mondo intero. I diritti delle persone LGBTQIA+ sono diventati uno dei principali terreni sui quali si confrontano modelli differenti di società e di democrazia. Le campagne contro le persone trans*, gli attacchi alle famiglie queer, le restrizioni all’educazione sessuale e affettiva, la limitazione della libertà di associazione e manifestazione circolano tra Paesi diversi, insieme a linguaggi, strategie e risorse economiche. Le destre illiberali costruiscono alleanze transnazionali e si alimentano reciprocamente dalle proprie esperienze di governo. Anche le nostre risposte devono saper attraversare i confini. Per Arcigay la dimensione internazionale deve diventare parte integrante della lettura ordinaria della politica italiana e del lavoro nei territori. Le reti europee e internazionali permettono di condividere conoscenze, costruire strategie comuni, sostenere le comunità sotto attacco e intervenire sulle istituzioni sovranazionali. Le esperienze maturate altrove possono anticipare fenomeni che arriveranno nel nostro Paese e offrire strumenti per contrastarli.

Per molti anni il movimento LGBTQIA+ è stato il principale soggetto di elaborazione politica sulle questioni che hanno riguardato la nostra comunità , costringendo le istituzioni a confrontarcisi, poiché analisi, competenze, proposte e visioni collettive prendevano forma al suo interno. Arcigay è stata in grado di trasformare le esperienze delle persone in rivendicazioni e azione politica, ma oggi quel rapporto interlocutorio è profondamente cambiato. Sebbene la presenza di persone LGBTQIA+ nelle istituzioni rappresenti una conquista democratica fondamentale, essere una persona LGBTQIA+ non significa automaticamente rappresentare la pluralità delle esperienze, dei bisogni e delle aspirazioni della nostra comunità, poiché la rappresentanza individuale non può sostituirsi alla rappresentanza collettiva.

Parallelamente, anche le forme dell'attivismo sono cambiate. Le piattaforme digitali hanno ampliato enormemente la possibilità di prendere parola nello spazio pubblico, consentendo a sempre più persone di raccontare la propria esperienza, denunciare discriminazioni e costruire reti. È una trasformazione che ha reso il dibattito più accessibile e più ricco, ma che ha aperto anche una nuova sfida. Sempre più spesso la comunicazione tende a sostituire l'elaborazione politica. Il consenso immediato rischia di diventare un criterio di legittimazione più forte del confronto collettivo, mentre le posizioni pubbliche vengono costruite a partire dall'autorevolezza comunicativa delle singole persone piuttosto che attraverso processi condivisi di discussione e sintesi. L'attivismo rischia così di diventare performativo: la presa di parola individuale sostituisce la costruzione di una posizione collettiva, la visibilità sostituisce l'elaborazione, la comunicazione sostituisce l'organizzazione. Spesso poi, il potere sfrutta singole persone, rappresentanti soggettività oppresse, allo scopo di indebolire i movimenti sociali, servendosi degli incentivi del capitalismo per veicolare l'individualizzazione dei problemi collettivi.

Se la moltiplicazione delle voci e la presa di parola sui social network rappresenta una ricchezza, contemporaneamente rischia di venir meno la centralità degli spazi dove quelle voci possano incontrarsi, confrontarsi, entrare in conflitto e trasformarsi in una visione politica condivisa. Consapevoli del fatto che questo approccio sia più lento e faticoso dei percorsi individualistici e forse meno gratificante nell’immediato, Arcigay deve tornare ad essere il luogo di riferimento dove una comunità possa trasformare le esperienze individuali in coscienza collettiva, il conflitto in elaborazione politica, le competenze soggettive in patrimonio comune e la partecipazione in capacità di incidere sulla realtà. Negli ultimi anni una parte rilevante dell’azione del movimento LGBTQIA+ è stata assorbita dalla necessità di rispondere agli attacchi e difendere conquiste continuamente rimesse in discussione da forze conservatrici. Come Arcigay interveniamo sulle polemiche del giorno, rispondiamo ai provvedimenti, contestiamo dichiarazioni, presidiamo diritti e spazi di libertà. Questa attività continuerà a essere necessaria, ma una politica soltanto reattiva accetta che siano altre forze a scegliere il confronto e stabilire le domande alle quali dobbiamo rispondere.

Impegno concreto

La capacità di incidere dipende anche dalla possibilità di anticipare il dibattito, proporre temi, costruire campagne e vertenze, produrre ricerca e immaginario, avanzare proposte legislative e organizzare consenso intorno a nuove conquiste. Per farlo dobbiamo partire dalle condizioni concrete nelle quali vivono le persone LGBTQIA+.

Non siamo un partito né un’associazione generalista, e non abbiamo il compito di esprimerci su tutto, ma abbiamo l’opportunità di intervenire a partire da una prospettiva specifica e rilevante per contribuire alla trasformazione della società. Questa prospettiva si sviluppa su tre livelli: il transfemminismo è la lente che tiene insieme autodeterminazione, critica delle norme di genere e dei rapporti patriarcali, libertà dei corpi e delle relazioni. Lo sguardo queer ci consente di leggere la società a partire dalle vite che mettono in discussione norme, gerarchie e modelli dati per scontati. L’approccio intersezionale è per noi il criterio con cui costruire l’azione politica . Questo sguardo consente di riconoscere come potere e disuguaglianze attraversano i corpi, le relazioni, il lavoro, la casa, la salute, le migrazioni e l’accesso ai diritti.

Le nostre comunità e la società attraversano le stesse disuguaglianze, spesso sperimentandone gli effetti in forme specifiche o più intense. Precarietà e povertà, difficoltà di accesso alla casa e indebolimento del welfare, migrazioni e razzializzazione, disabilità e neurodivergenze, stigma medico-sanitario sul peso, salute fisica e mentale, solitudine e disuguaglianze territoriali si intrecciano agli effetti della discriminazione basata su orientamento sessuale e identità di genere.

Queste intersezioni si manifestano concretamente su molteplici piani: l’accesso alla salute sessuale e riproduttiva, HIV, infezioni sessualmente trasmissibili e prevenzione, i percorsi di affermazione di genere, la tutela delle persone intersex, la genitorialità e le famiglie plurali, le pratiche di conversione, la violenza e le molestie, le esperienze delle persone giovani e anziane, delle persone sex worker e detenute, le discriminazioni legate ai corpi, alle disabilità e al peso, l’asessualità e la pluralità degli orientamenti affettivi e sessuali possibili. I servizi e i presìdi territoriali di Arcigay incontrano ogni giorno una parte importante di queste esperienze e costituiscono un patrimonio di conoscenza ancora largamente da mettere a sistema.

Non siamo un partito né un’associazione generalista e non abbiamo il compito di esprimerci su tutto, ma abbiamo l’opportunità di intervenire a partire da una prospettiva specifica e rilevante per contribuire alla trasformazione della società. Questa prospettiva si stratifica su tre livelli: il transfemminismo è una lente che tiene insieme autodeterminazione, critica delle norme di genere e dei rapporti patriarcali, libertà dei corpi e delle relazioni. Adottare uno sguardo queer significa leggere la società a partire dalle vite che mettono in discussione norme, gerarchie e modelli dati per scontati. Assumere una prospettiva intersezionale è per noi un criterio con cui costruire l’azione politica . Significa riconoscere come potere e disuguaglianze attraversano i corpi, le relazioni, il lavoro, la casa, la salute, le migrazioni e l’accesso ai diritti.

A partire da questa visione e dalla consapevolezza di non essere un partito né un’associazione generalista, non abbiamo il compito di esprimerci su tutto, ma abbiamo l’opportunità di intervenire a partire da una prospettiva specifica e rilevante per contribuire alla trasformazione della società.

Assumendo il privilegio della capillarità territoriale di Arcigay possiamo osservare che diritti formalmente identici possono tradursi in esperienze molto diverse a seconda del luogo in cui si vive. Nord e Sud, grandi città, province, periferie e aree interne presentano differente accesso a servizi, opportunità e reti associative. Questa capacità di lettura che pochi altri soggetti possiedono è una ricchezza che deve diventare patrimonio comune. Nei territori esistono competenze e pratiche capaci di rispondere ai bisogni, costruire comunità e produrre cambiamento: la loro circolazione può rafforzare l’intera associazione e permettere al livello nazionale di sviluppare politiche a partire da ciò che emerge quotidianamente nei territori. L’associazione che abbiamo costruito nel tempo è oggi una realtà complessa: una rete diffusa di comitati, con decine di migliaia di persone socie e attiviste, servizi, progetti, campagne, pride, relazioni istituzionali, attività formative, amministrative e di advocacy.

Questa complessità richiede un’organizzazione adeguata alle responsabilità che abbiamo assunto e agli obiettivi che vogliamo darci per i prossimi quattro anni. La nostra capacità di fare politica dipende anche da come ci organizziamo. Servono luoghi nei quali l’elaborazione possa svilupparsi con continuità, responsabilità politiche definite e verificabili, strumenti che permettano alle informazioni di circolare, gruppi capaci di lavorare sulle deleghe, e una struttura tecnica stabile che sostenga le attività che richiedono continuità e professionalità. Servono inoltre risorse economiche coerenti con questa ambizione e una programmazione che permetta di scegliere dove investire.

Impegno concreto

Organizzarci meglio significa rendere l’associazione più attraversabile, distribuire il potere e il lavoro, sostenere la partecipazione anche di chi dispone di meno tempo e risorse, trasmettere memoria e competenze e costruire leadership capaci di far crescere altre persone.

Le competenze e le risorse devono poter circolare in tutte le direzioni : dal nazionale ai territori, dai territori al nazionale e direttamente tra territori. Questo richiede strumenti di mappatura, formazione, documentazione e accompagnamento, insieme alla capacità di riconoscere le profonde differenze territoriali presenti nel Paese. L’autonomia dei comitati acquisisce forza dentro una struttura nazionale capace di mettere in comune opportunità, conoscenze e strumenti.

La stessa attenzione va rivolta al modo in cui esercitiamo le responsabilità. Collegialità, trasparenza, ricambio e trasmissione delle competenze devono diventare elementi ordinari della vita associativa . Chi assume una responsabilità politica custodisce temporaneamente un patrimonio collettivo e ha anche il compito di renderlo accessibile alle persone che verranno dopo. La partecipazione richiede infine condizioni concrete. I costi economici, i tempi di vita e di lavoro, i linguaggi impliciti, la conoscenza pregressa dell’associazione e le dinamiche consolidate possono rendere difficili da attraversare spazi che rimangono formalmente aperti. Il Consiglio Nazionale e tutti gli altri momenti associativi devono diventare luoghi nei quali sia più semplice entrare, comprendere ciò che sta accadendo e assumersi responsabilità. Formazione, accompagnamento, accessibilità, cura e prevenzione del burnout fanno parte della qualità democratica dell’organizzazione.

Il XVIII Congresso Nazionale di Arcigay arriva quindi in un passaggio decisivo della storia internazionale, italiana e della nostra associazione. Arcigay dovrà essere capace di elaborare strategie ed alleanze (con terzo settore, sindacati e movimenti in primis) in vista delle prossime elezioni politiche. Nei prossimi quattro anni dovremo anche confrontarci con una fase politica difficile, con bisogni sociali crescenti e con un movimento LGBTQIA+ profondamente trasformato. Abbiamo tutto quello che serve: una presenza territoriale straordinaria, competenze diffuse, una storia lunga quarant’anni e una comunità capace di produrre ogni giorno servizi, cultura, mutualismo, mobilitazione e politica.

Questa sarà la nostra sfida, difendere ciò che esiste e rendere possibile ciò che ancora non esiste.

Impegno concreto

Vogliamo rendere Arcigay capace di leggere il presente con maggiore profondità, anticipare i conflitti, costruire alleanze, produrre elaborazione e trasformarla in campagne, servizi, vertenze e cambiamento istituzionale.

Impegno concreto

Vogliamo far crescere un’associazione radicata nei territori e capace di agire sul piano nazionale, europeo e internazionale; organizzata per sostenere nel tempo la propria ambizione politica; attraversabile da nuove persone e nuove competenze; consapevole della propria storia e disponibile a cambiare per continuare ad essere protagonista dell’avanzamento dei diritti sociali e civili nel nostro Paese, rispettosa della propria memoria e del proprio ruolo.

Il percorso di costruzione della nostra mozione

Abbiamo scelto di iniziare a costruire l’Arcigay del futuro già dal modo in cui abbiamo immaginato e attraversato il percorso che ci ha portate alla stesura di questo documento. Questa mozione nasce infatti già dentro il cambiamento che propone di realizzare. È il risultato di un percorso collettivo di confronto ed elaborazione che abbiamo scelto, fin dall’inizio, di pensare aperto a tutta Arcigay. Abbiamo voluto incontrarci prima di tutto sui contenuti, mettendo al centro una domanda comune: quale Arcigay vogliamo costruire nei prossimi quattro anni?

La partecipazione è stata straordinaria: 5 incontri, 10 tavoli, attraversati da oltre 100 persone provenienti da 40 territori in tutta Italia. Persone con storie associative, ruoli, competenze, sensibilità e punti di vista differenti hanno scelto di dedicare tempo ed energie a uno spazio comune di elaborazione. Alcune di queste persone lavoravano insieme da anni, altre non si erano mai incontrate prima.

Abbiamo cercato di costruire uno spazio aperto, trasparente e attraversabile , nel quale potessero convivere visioni differenti e fosse possibile discutere anche intensamente senza trasformare le differenze in contrapposizioni. Abbiamo parlato di temi, ci siamo ascoltate, conosciute meglio, messe in discussione. Abbiamo trovato convergenze e incontrato divergenze, prodotto idee, domande e proposte che all’inizio del percorso non esistevano ancora.

La ricchezza di questi incontri ci ha ricordato qualcosa di semplice: Arcigay possiede già i saperi di cui ha bisogno per immaginare il proprio futuro. Questi saperi vivono nei territori e sono incarnati nelle persone che li abitano: li abbiamo trasformati in patrimonio politico comune.

Per quanto ci risulta, questo è stato il primo tentativo così strutturato di costruire un percorso precongressuale nazionale aperto preventivamente all’intera associazione. Il metodo con cui siamo arrivate a questa mozione, rappresenta una prima sperimentazione della partecipazione politica che vorremmo rendere ordinaria in Arcigay: la dimostrazione che l’elaborazione politica nazionale può nascere da un processo aperto, nel quale la partecipazione non consiste soltanto nello scegliere tra proposte già costruite, ma nel contribuire attivamente a costruirle.

Questa mozione è il risultato di quel lavoro collettivo. Chi ne ha curato materialmente la scrittura ha assunto la responsabilità di raccogliere, collegare e restituire quanto emerso, cercando di preservare la pluralità delle posizioni e di trasformarla in una direzione condivisa. Anche per questo abbiamo scelto di scriverla con un linguaggio il più possibile accessibile e comprensibile, consapevoli che la possibilità di partecipare passa anche dalla possibilità di comprendere.

Questa esperienza ci consegna quindi sì una mozione, ma anche un metodo e una possibilità. Ci mostra cosa Arcigay può diventare quando costruiamo spazi nei quali le persone possano incontrarsi davvero, mettere in comune i saperi attraversando le differenze e assumendosi insieme la responsabilità di immaginare ciò che ancora non esiste.

Questa mozione non ha l’ambizione di esaurire tutta la complessità di Arcigay e delle vite LGBTQIA+ , ma vuole restituire un immaginario e una visione complessiva, articolandoli su tre dimensioni fondamentali : quella politica , quella delle alleanze e quella organizzativa .

Queste tre dimensioni costruiscono anche il filo che attraversa la mozione:

  • nel primo capitolo portiamo lo sguardo verso gli orizzonti delle nostre lotte, i cambiamenti che desideriamo produrre e le condizioni di vita che intendiamo problematizzare;
  • nel secondo capitolo riconosciamo che questi obiettivi possono essere raggiunti solo interrogandoci sulle alleanze, le reti e le convergenze necessarie per perseguirli;
  • nell’ultimo capitolo riportiamo lo sguardo su di noi, perché per sostenere queste ambizioni è necessario trasformare e rafforzare Arcigay, rendendola più efficace nei confronti delle sfide del presente.

Da qui parte il progetto dei prossimi quattro anni.

Capitolo 1 | Gli orizzonti delle nostre lotte

La capacità politica di Arcigay si misura dalla capacità di incidere concretamente sulle condizioni di vita delle persone LGBTQIA+ e di allargare lo spazio della loro libertà, autonomia e autodeterminazione.

Gli orizzonti delle nostre lotte vanno oltre la mera modifica dell’ordinamento giuridico e si orientano alla trasformazione delle strutture culturali eterocispatriarcali, che organizzano i corpi, le relazioni, le famiglie, il lavoro e l’accesso alle risorse, e che determinano quali soggettività possano essere riconosciute, ascoltate e considerate pienamente legittime nello spazio sociale. Le leggi in vigore e le lacune dell'ordinamento attuale condizionano in maniera determinante la vita delle persone LGBTQIA+, ma siamo consapevoli che l’odierna configurazione parlamentare offra margini molto ristretti per l’approvazione di nuove leggi, con un Governo ostile e retrogrado che rimette in discussione anche quei pochi diritti e riconoscimenti già raggiunti. ll nostro impegno nei prossimi quattro anni sarà quindi quello di produrre avanzamenti concreti nelle condizioni e nella qualità della vita delle persone LGBTQIA+, utilizzando tutti gli strumenti a nostra disposizione, senza rinunciare alla trasformazione legislativa. Ci riferiamo all’iniziativa parlamentare, alle politiche regionali e locali, all’advocacy, all’azione giuridica e al contenzioso strategico, come anche all’iniziativa europea e internazionale, alle campagne e alla mobilitazione nelle piazze. Negli ultimi anni sono state infatti proprio le Regioni e i tribunali a permettere avanzamenti importanti di fronte all’immobilismo legislativo; allo stesso modo, istituzioni e reti europee e internazionali possono rafforzare le nostre vertenze e aprire spazi di pressione e cambiamento.

In questo capitolo raccogliamo gli orizzonti di lotta emersi dal percorso di confronto che ha accompagnato la costruzione della mozione . Non si tratta di un elenco esaustivo, né queste pagine ambiscono ad approfondire o risolvere ciascuna istanza. La mozione sarà per questo accompagnata da documenti e ordini del giorno congressuali di approfondimento, dedicati ai singoli ambiti e alle proposte politiche che intendiamo sviluppare nel corso del mandato.

Impegno concreto

Tre dimensioni strettamente intrecciate:

  • diritti e libertà da raggiungere e presidiare
  • condizioni materiali per l’esercizio di diritti e libertà
  • immaginari e strutture culturali da trasformare

Questa articolazione non riduce le nostre comunità a un elenco di categorie separate: le esperienze delle persone trans* e non binarie, delle donne, delle persone intersex, con background migratorio, razzializzate, delle persone con disabilità e neurodivergenti, giovani e anziane e di chi vive differenti condizioni economiche, sociali e territoriali danno forma all’intero progetto politico. Sono punti di osservazione specifici dai quali poter comprendere come il potere agisca in maniera differente sulle nostre esistenze e costruire un progetto di futuro capace di non lasciare nessuna soggettività ai margini.

Scegliere la lente transfemminista intersezionale significa difendere l’ autodeterminazione contro ogni forma di patologizzazione e controllo , riconoscere che il corpo rappresenta un terreno politico , ma soprattutto confutare l’idea che esista un unico modo legittimo di essere donna, uomo, famiglia o persona LGBTQIA+, e costruire alleanze con tutte le soggettività che subiscono gli effetti delle stesse strutture di dominio.

Impegno concreto

È osservando e considerando l’intreccio tra diritti, condizioni materiali e trasformazione culturale che vogliamo edificare la politica di Arcigay dei prossimi quattro anni, promuovendo un’azione trasformativa dell’ordine esistente, tracciando il solco di una libertà che non si riduca alla semplice inclusione.

1.1 | Autodeterminazione, diritti e libertà: un approccio trasversale

Esistono rivendicazioni sulle quali il movimento LGBTQIA+ ha già prodotto una lunga elaborazione e per le quali l’obiettivo politico è riconoscibile. Il nostro compito nei prossimi quattro anni è continuare a difendere ciò che è stato raggiunto e fare il possibile per perseguire gli avanzamenti ancora necessari.

Crediamo che il movimento LGBTQIA+ non debba demandare alla politica dei partiti la responsabilità di determinare le proprie battaglie legislative. Crediamo di dover tornare ad essere il centro di elaborazione delle istanze, senza compromessi al ribasso, in alleanza e solidarietà con le altre realtà del movimento.

Autodeterminazione senza compromessi

L'autodeterminazione dei corpi e delle identità resta uno degli assi fondamentali del nostro progetto. Sosteniamo il superamento della legge 164/1982, che ancora regolamenta i percorsi di affermazione di genere , verso un sistema fondato sull’autodeterminazione, libero da presupposti patologizzanti e capace di riconoscere pienamente le identità non binarie. Promuoviamo maggiore attenzione e formazione rivolte a tutte le professionalità sanitarie, in particolare quelle che possono accompagnare le persone trans nei percorsi di affermazione di genere e nelle scelte di fertilità, come nella gestione delle eventuali comorbidità ormono-correlate .

Ci impegniamo nel superamento delle barriere di accesso ai percorsi di screening di genere (PSA, PAP test, mammografie, visite andrologiche e ginecologiche) per tutte le persone, comprese quelle che hanno effettuato la rettifica anagrafica. Ci impegniamo verso la tutela dell’integrità corporea delle persone intersex sin dalla nascita , contrastando interventi e trattamenti medicalmente non necessari praticati senza consenso.

Denunciamo le “terapie di conversione” , pratiche violente fondate sul falso mito per cui orientamenti sessuali e identità di genere possano essere “corretti”, repressi o artificialmente modificati. Ci ispiriamo ai piani europeo e transnazionale, sostenendo le iniziative e le mobilitazioni comuni che mirano alla completa condanna delle pratiche di conversione.

Riteniamo inoltre necessaria una riforma della legge 135/1990 - ferma da oltre trent'anni e immobile di fronte agli orizzonti aperti dalla ricerca scientifica - ormai incapace di rispondere ai bisogni reali delle persone che vivono con HIV. Pretendiamo una normativa che investa in attività strutturate di contrasto allo stigma sierofobico, e che riconosca il ruolo già fondamentale e quotidiano del terzo settore nell’ambito delle politiche di prevenzione, supporto e cura.Una normativa che consenta l'accesso al test dell’HIV anche ai grandi minori, senza il vincolo dell'autorizzazione di chi esercita la potestà parentale, che sia aggiornata tenendo conto delle innovazioni terapeutiche oggi disponibili, come la PrEP e le terapie long-acting, superando l'impianto vigente, introdotto in un contesto profondamente distante da quello attuale.

Famiglie e legami, genitorialità, diritti riproduttivi

Sul tema delle famiglie e dei diritti riproduttivi promuoviamo una riforma complessiva del diritto di famiglia, che riconosca la pluralità delle forme familiari e affettive e garantisca pari diritti a tutte le persone. Consideriamo fondamentali il pieno riconoscimento della genitorialità fin dalla nascita la parità di accesso ad adozioni e affido per persone LGBTQIA+ e single , strumenti giuridici capaci di riconoscere e tutelare i legami affettivi e di cura tra le persone, come il matrimonio egualitario. Crediamo in un’iniziativa politica a tutela delle famiglie di respiro europeo, per cui la libertà di circolazione non possa contemplare la perdita dello status familiare o dei legami di filiazione riconosciuti in un altro Stato. Per questo sosteniamo le iniziative europee per il riconoscimento transfrontaliero della genitorialità.

Rientra nei nostri orizzonti di lotta anche la riforma della legge 40/2004, affinché garantisca l’accesso alla procreazione medicalmente assistita (PMA) senza discriminazioni legate all’orientamento sessuale, all’identità di genere o alla composizione delle relazioni.

Vogliamo contrastare la criminalizzazione della gestazione per altre persone (GPA) e promuovere una posizione fondata sull’autodeterminazione della persona gestante, sulla tutela di tutte le persone coinvolte e sul pieno riconoscimento dei legami familiari.

La lotta per la libertà riproduttiva non può prescindere inoltre il diritto all’aborto, alla contraccezione e alla preservazione della fertilità. L'accesso all'aborto non riguarda solo le donne cisgender ma anche le persone trans*, non binarie e tutte le persone con capacità gestante. La legge 194/78 - che regola l’accesso all’aborto - nei fatti configura il suo esercizio come un percorso a ostacoli, favorendo un elevatissimo numero di personale medico e sanitario obiettore di coscienza ( media al 2023 del 63,8% con picchi del 90% in Molise e 83% in regioni come la Sicilia), nonché l'ingerenza di organizzazioni antiabortiste, rientrate di diritto nei luoghi della salute pubblica grazie a un emendamento contenuto nel PNRR e a diversi finanziamenti pubblici (vedi “Fondo vita Nascente” in regione Piemonte), nonché a causa del forte stigma socio-culturale che rende l'aborto un tabù di cui non poter parlare, invisibilizzando i vissuti delle persone anche in termini di violenza medica e sanitaria. Crediamo dunque nel riconoscimento , così come segnalato dalla Coferenza Stato-Regioni, dell'aborto come parte integrante dei LEA (Livelli

Essenziali di Assistenza), nonché l'applicazione delle linee guida del Ministero della Salute che prevedono la deospedalizzazione della pratica, favorendo la pratica farmacologica a quella chirurgica, e sostenendo la possibilità di praticare l'aborto in telemedicina (come da guide dell'OMS).

Consideriamo necessarie: formazione obbligatoria del personale medico e sanitario per una medicina di genere che contempli concretamente ogni soggettività, nonché una soglia adeguata e obbligata di personale non obiettore nei punti IVG. Accesso gratuito alla contraccezione in tutte le regioni d'Italia, per fasce d'età e di reddito, a prezzi calmierati. Potenziamento del numero di Consultori, attualmente ben sotto la soglia minima prevista dalla legge, che siano ripensati secondo un'ottica inclusiva e transfemminista. Il social freezing ( congelazione degli ovociti) come pratica accessibile gratuitamente tramite il SSN da parte di tutte le persone con capacità gestante, indipendentemente dal loro orientamento sessuale, identità di genere o stato di coppia.

Liberare il desiderio

Il nostro movimento sa bene che la sessualità, però, non è regolata solo da dispositivi come la riproduzione e la prevenzione, ma va inserita anche in cornici sex-positive che promuovano il puro piacere senza vergogna, sanzioni o protocolli ortopedici. Le sessualità kinky sono espressioni di questo orgoglio e nella loro creatività offrono sia possibilità di dissidenza , in risposta all’egemonia etero-cis-normativa basata sull’imperativo della procreazione, sia possibilità di cura, attraverso eventi, pratiche e consuetudini basate su consenso, gestione dei rischi e rispetto reciproco. Le subculture kinky vanno accolte nella loro complessità che non è legata solo alla varietà delle fantasie ma anche dei contesti in cui si sviluppano, promuovendo un ambiente rispettoso delle forme del desiderio sia all’interno dell’associazione che al di fuori.

A 50 anni dalla pubblicazione di “Elementi di critica omosessuale” di Mario Mieli, lavoreremo perché Arcigay recuperi la sessualità carnale all’interno dei suoi mandati politici, per un superamento del pudore istituzionale (che tende a caratterizzare anche le istituzioni LGBTQIA+) ed una valorizzazione di ogni cultura della sessualità che abbia qualcosa da insegnare in quanto molto più raffinata e articolata di quanto il senso comune ci proponga.

Vogliamo che Arcigay si interroghi sui nuovi significati che le relazioni assumono nella vita delle persone: i legami di parentela, di amicizia e di solidarietà sono meno gerarchizzati, per andare incontro ai bisogni materiali di vite sempre più precarie; e contestualmente nascono nuovi modelli che mettono in discussione la centralità stessa della coppia, della monorelazione, del desiderio sessuale e dell'attrazione romantica come parametri attraverso i quali misurare il benessere delle persone.

Scuola, da dove parte la rivoluzione culturale

Siamo consapevoli che la scuola rappresenti uno dei luoghi sociali fondamentali nella formazione dell’individuo e non consideriamo le persone studenti solo come destinatarie delle politiche educative, ma come soggettività politiche che rivendicano legittimamente autonomia e protagonismo . La costruzione delle politiche che riguardano scuola ed educazione per noi devono nascere a partire da queste considerazioni, e della consapevolezza che la scuola oggi rappresenti uno dei principali luoghi nei quali si gioca la rivoluzione culturale sui corpi, sulle relazioni e sulle identità. Con la legge Valditara, le nuove Indicazioni Nazionali, la risoluzione Sasso e la proposta di legge Ravetto, l’attuale Governo ha costruito un’offensiva che restringe gli spazi della scuola pubblica come luogo di responsabilità educativa, sempre meno capace di contrastare le disuguaglianze, promuovere partecipazione democratica e contribuire alla formazione di persone libere e consapevoli.

Oggi il quadro normativo non rappresenta però solo un ostacolo, ma anche un’opportunità di azione. Vogliamo rilanciare con forza la battaglia per l’educazione sessuo-affettiva : sostenere i progetti educativi esistenti e impedire che nuovi vincoli normativi diventino un alibi per ostacolare attività formative essenziali; Crediamo nella costruzione di relazioni stabili con realtà studentesche, personale docente, dirigenza scolastica, famiglie e altri movimenti transfemministi . Durante il cammino verso il pieno riconoscimento legale dell’autodeterminazione delle identità trans* e non binarie, intendiamo promuovere e diffondere la messa a sistema delle buone pratiche in merito alle identità alias dentro e fuori percorsi educativi, e rafforzare il contrasto a bullismo e cyberbullismo omolesbobitransafobico.

Vogliamo inoltre dare voce alle famiglie che chiedono scuole più inclusive e dotarci di strumenti politici, ma anche associativi, capaci di sostenere dirigenti e personale scolastico che intendano assumersi una responsabilità educativa su questi temi, evitando che vengano lasciate sole di fronte alle pressioni politiche e alle campagne organizzate contro le loro scelte.

Sport come terreno di avanzamento politico

Riconosciamo nello sport uno spazio di libertà, benessere, partecipazione e cambiamento sociale . La nostra azione non intende limitarsi a contrastare le discriminazioni quando emergono, ma intende rivolgersi alla costruzione di contesti capaci di prevenirle. Per farlo investiremo nel lavoro già svolto in questi anni, potenziando il Gruppo nazionale di Arcigay Sport e individuando persone e personale tecnico con competenze specifiche, capaci di sostenere i territori e dialogare con istituzioni, enti di promozione sportiva, federazioni e associazioni. Investiremo nella formazione di persone atlete e attiviste dirigenti, tecniche, istruttrici e responsabili safeguarding, affinché l’inclusione non sia uno slogan, ma diventi una competenza concreta e una responsabilità condivisa . Promuoveremo lo sport consapevole, inclusivo, popolare, accessibile, fondato sul rispetto delle identità, dei corpi, del consenso e delle differenze. Sosterremo il tesseramento alias nelle società sportive come strumento di dignità, riservatezza e a ccesso alla pratica sportiva per le persone transgender e non binarie, favorendo procedure uniformi presso federazioni ed enti di promozione sportiva.

Daremo continuità e nuovo impulso a “Italia in campo contro l’omolesbobitransafobia”, trasformandola in una campagna permanente di sensibilizzazione, formazione e valorizzazione delle buone pratiche. Elaboreremo proposte e linee guida sul safeguarding, affinché codici e procedure tutelino espressamente orientamento sessuale, identità ed espressione di genere e caratteristiche sessuali.

Rafforzeremo le competenze di Arcigay nel diritto sportivo, per offrire orientamento nei casi di esclusione, discriminazione o violazione della riservatezza e contribuiremo all’evoluzione delle regole sportive. Sviluppare lo sport di base come contrasto alle solitudini e disuguaglianze sociali è per noi prioritario, al fine di abbattere le barriere che ancora oggi impediscono realmente l’accesso allo sport. Metteremo in relazione esperienze, professionalità e buone pratiche già presenti nei nostri comitati. Un livello nazionale forte non sostituisce i territori: li accompagna, li collega e ne sostiene la crescita. Vogliamo uno sport nel quale nessuna persona debba scegliere tra praticare, competere ed essere pienamente se stessa.

1.2 | Condizioni materiali e giustizia sociale

Un diritto formalmente riconosciuto non è necessariamente un diritto concretamente esercitabile. Le possibilità di autodeterminarsi per ogni soggettività non possono essere date per scontate, ma dipendono dalle condizioni che possono impedirne la realizzazione, quali ad esempio il reddito, la disponibilità di una casa in cui abitare, l’accessibilità al mondo del lavoro e ai servizi sanitari, il territorio di provenienza o residenza, il proprio status giuridico o l’età, la presenza di disabilità, la race e la propria identità sessuale, le reti sociali a disposizione.

Portare alla luce queste condizioni dentro le politiche LGBTQIA+ significa superare una concezione dei diritti limitata al riconoscimento giuridico e osservare come differenti disuguaglianze si combinano nelle vite concrete, in accordo con il nostro approccio trasfemminista queer intersezionale. Tale prospettiva ci aiuta a leggere questa materialità senza separarla dal modo in cui genere, corpi e autodeterminazione vengono disciplinati.

In questo lavoro Arcigay possiede un patrimonio straordinario. Centri Antidiscriminazione, Case di Accoglienza, Checkpoint, sportelli e altri presidi territoriali sono luoghi nei quali incontriamo i bisogni emergenti, barriere nell’accesso ai diritti, differenze territoriali e nuove forme di vulnerabilità.

Questa competenza deve essere raccolta, messa in comune e trasformata in elaborazione, proposte, campagne e vertenze. Inoltre i dati e le esperienze raccolte nei territori possono alimentare la reportistica e il lavoro di advocacy presso le istituzioni europee e gli organismi internazionali , contribuendo a rendere visibili discriminazioni e disuguaglianze che altrimenti rimarrebbero frammentate in singole esperienze locali.

Ma la relazione deve funzionare anche nella direzione opposta. Direttive europee, standard internazionali, strumenti di tutela e pratiche sviluppate in altri Paesi devono poter tornare nei territori, diventando sapere utile per migliorare i servizi, rafforzare l’assistenza legale e antidiscriminatoria, strutturare nuove politiche. La dimensione internazionale deve quindi funzionare come un circuito: dai territori alle sedi internazionali e da queste nuovamente ai territori, per facilitare la produzione di nuove azioni di contrasto alla marginalizzazione e alla discriminazione su base omobitransfobica

La salute come diritto universale

Il progressivo indebolimento della sanità pubblica, il crescente peso economico delle cure sulle persone e le profonde disparità territoriali nell’accesso alla prevenzione e ai percorsi sanitari rendono il diritto alla salute sempre più diseguale. Il divario tra Nord e Sud e il processo di autonomia differenziata rischiano di accentuare ulteriormente queste disuguaglianze, alimentando una mobilità sanitaria accessibile soprattutto a chi dispone delle risorse economiche necessarie per spostarsi dentro e fuori la propria regione. Liste d’attesa, carenza di servizi e progressivo ricorso alla sanità privata finiscono così per trasformare la possibilità di curarsi in una condizione legata al reddito e al luogo in cui si vive. Difendere una sanità pubblica, universale, laica e accessibile significa per noi contrastare queste disuguaglianze e garantire a ogni persona cure rispettose dei propri bisogni e della propria dignità.

Vogliamo difendere il carattere universale del Servizio Sanitario Nazionale e contrastare le profonde disuguaglianze territoriali che condizionano prevenzione, diagnosi, cura e percorsi di affermazione di genere . Vogliamo rafforzare la formazione del personale sanitario e contribuire a costruire servizi capaci di riconoscere la pluralità delle vite LGBTQIA+, anche quando si intrecciano con migrazione, disabilità, neurodivergenze, età o condizioni economiche differenti.

Restano per noi centrali la promozione del benessere sessuale e il contrasto allo stigma legato all'HIV : vogliamo rafforzare l'accesso agli strumenti di prevenzione, in particolare PrEP e PEP, a favore di tutte le soggettività, estendendo la proposta alle persone con condottei a rischio, indipendentemente dal loro genere. Per noi è fondamentale la prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili (IST) attraverso politiche fondate sulle evidenze e il rafforzamento dell'accesso gratuito ai vaccini senza outing, insieme alla formazione del personale ginecologico affinché le persone LGBTQIA+ con vulva non vengano escluse dalle proposte vaccinali e di screening.

Riconosciamo che il fenomeno del chemsex richiede una risposta strutturata, scevra da pregiudizi e stereotipi, fondata sulla letteratura scientifica e costruita in sinergia tra le realtà impegnate nel contrasto all'HIV e le associazioni che lavorano sulla riduzione del danno da sostanze, insieme alle professionalità specialistiche pubbliche e private che se ne occupano: SerD, reparti di malattie infettive, dermatologie, pronto soccorsi, psichiatrie e professionalità della salute mentale.

Vogliamo promuovere un approccio alla salute sessuale fondato sulla medicina di genere, superando modelli di prevenzione costruiti implicitamente sull’esperienza dell’uomo cisgender. Informazione, prevenzione e servizi devono riconoscere la pluralità dei corpi, delle identità, degli orientamenti e delle pratiche sessuali, prestando particolare attenzione anche ai bisogni delle donne lesbiche e Bi+, delle donne che fanno sesso con donne superando gli stereotipi che ne immaginano la sessualità come necessariamente monogama, meno attiva o priva di rischi. A partire dai Checkpoint e dai Comitati territoriali, vogliamo rafforzare formazione, accessibilità e strumenti di prevenzione capaci di partire dalle esperienze concrete delle persone, senza stereotipi o presunzioni, sostenendone consapevolezza e autodeterminazione. Ci impegneremo a rafforzare i servizi e l'advocacy per migliorare le azioni di prevenzione rivolte alle persone con vulva della nostra comunità.

La stessa attenzione dovrà riguardare le persone trans*, senza ricondurne le esperienze a schemi prestabiliti: orientamento sessuale, corpi, pratiche e relazioni non possono essere dedotti dall'espressione di genere . Prevenzione e accoglienza devono fondarsi sull'ascolto, su un'accoglienza non presuntiva capace di partire dalle esperienze concrete senza dare per scontata alcuna informazione sulla vita delle persone, e su evidenze scientifiche che vanno anche prodotte laddove non ancora disponibili.

Intendiamo rafforzare la visibilità delle esperienze Bi+ e contrastare la bifobia , superando una rappresentazione della sessualità costruita esclusivamente nell’opposizione tra eterosessualità e omosessualità. Riteniamo fondamentale dare maggiore spazio e voce alle esperienze dello spettro ACE, per legittimare le persone ASPEC attraverso il riconoscimento delle loro identità che non semplifichi il concetto di attrazione, ma lo concettualizzi al di là del binarismo sessuale e romantico .

Lo stesso sguardo deve permetterci di interrogare le norme che stabiliscono quali corpi siano considerati sani, desiderabili, produttivi o conformi. La body liberation, il contrasto alla grassofobia, all’abilismo e al sanismo ci permettono di mettere in discussione modelli di desiderabilità e normalità che attraversano la società e anche le nostre comunità. Non si tratta soltanto di ampliare la rappresentazione, ma di comprendere come gerarchie tra corpi producano accesso differente agli spazi, alla salute, alle relazioni e al riconoscimento sociale.

Rivendichiamo il diritto alla sessualità e all’affettività delle persone con disabilità. Dopo anni di stallo, rilanceremo l’iniziativa politica per una legge nazionale sull’assistenza sessuale : uno strumento di autodeterminazione e uguaglianza, perché ogni persona sia riconosciuta in tutte le dimensioni della propria vita.

Vogliamo ampliare la nostra iniziativa sulla salute mentale, contrastando stigma e patologizzazione e riconoscendo gli effetti del minority stress sulle soggettività che compongono le nostre comunità. Una particolare attenzione sarà dedicata all’ intersezione tra queerness e neurodivergenze e alla costruzione di servizi realmente accessibili . Esperienze negative come l’inaccessibilità ai servizi, la scarsa competenza di professionalità reiterate nel tempo portano la persona a vergognarsi e a negarsi parte della propria identità e del proprio mondo emotivo.

La salute psicologica e mentale delle persone LGBTQIA+ è spesso a rischio proprio a causa del sistema eterocisnormativo in cui sono inserite, partendo da una condizione di marginalità. Crediamo nella possibilità di servizi per la salute mentale accessibili per tutte le persone LGBTQIA+ attraverso la formazione del personale sanitario e sociale e in rete con i servizi territoriali (CSM, NPIA, Servizi Sociali ecc.) e con l'Ordine degli Psicologi Nazionale/Regionali.

Infine, auspichiamo ad un paradigma della salute LGBTQIA+ fondato sul minority joy , ovvero sul riconoscimento di tutto ciò di positivo che la queerness è in grado di donare a coloro che la abitano e che altrimenti non sarebbe realizzabile (es. il senso di comunità, la liberazione sessuale, i Pride), celebrandone anche l’orgoglio, anziché solo gli aspetti legati al disagio.

Non ci sono rose senza pane

Casa, lavoro, reddito e welfare sono condizioni essenziali per l’autonomia. Per contrastare le discriminazioni nell'accesso a questi diritti essenziali è necessario osservare le situazioni nelle quali omolesbobitransafobia, razzismo, abilismo e precarietà economica si rafforzano reciprocamente . Le persone trans*, le persone con background migratorio e razzializzate, le persone giovani e chi non dispone di una rete familiare di sostegno possono incontrare ostacoli specifici nell’accesso al lavoro e alla stabilità economica: le nostre politiche devono partire anche da queste differenze.

Promuoviamo il rafforzamento delle tutele contro le discriminazioni nei luoghi di lavoro , a partire dall’ampliamento del D.Lgs. 216/2003, dell’art. 15 dello Statuto dei lavoratori (L. 300/1970) e delle norme sul pubblico impiego, affinché identità ed espressione di genere siano esplicitamente riconosciute tra i fattori protetti e siano rafforzati gli strumenti di prevenzione e contrasto delle discriminazioni e delle molestie nell’accesso al lavoro, nell’inquadramento, nella retribuzione, nelle condizioni lavorative e nei percorsi di carriera. È prioritario introdurre obblighi di formazione sulle discriminazioni legate all’orientamento sessuale, all’identità e all’espressione di genere, intervenendo anche sul sistema della formazione nei luoghi di lavoro, destinate a datrici e datori di lavoro, dirigenti e a chi esercita responsabilità organizzative, oltre alle rappresentanze sindacali e alle persone lavoratrici . La formazione deve riguardare anche i Centri per l’impiego, i servizi per il lavoro, le cooperative e gli altri soggetti che si occupano di orientamento, formazione e inserimento lavorativo, perché il contrasto alle discriminazioni deve iniziare durante il percorso di accesso al lavoro. Promuoviamo inoltre l’adozione di adeguate policy antimolestie da parte di tutte le aziende pubbliche e private. A nche nel lavoro crediamo nel valore profondo di strumenti come l’identità alias , per garantire di utilizzare il proprio nome di elezione nei luoghi professionali e in tutti i rapporti con organizzazioni, enti e servizi, nel settore pubblico e privato, monitorandone l’applicazione ove già prevista dal CCNL e chiedendone l’estensione a tutti i CCNL, in sinergia con le organizzazioni sindacali. Intendiamo che questa possibilità sia garantita anche nel pubblico impiego e nell’accesso ai servizi pubblici , a partire dal sistema sanitario, assicurando che documenti interni, badge, account, indirizzi e-mail, turnazioni, sistemi informativi e ogni altra interfaccia che non richieda necessariamente il dato anagrafico rispetti l’identità della persona, fintanto che l'autodeterminazione delle persone trans* resterà ancorata all'oneroso iter burocratico e patologizzante della l. 164/82.

Tutto questo apparato rivendicativo non deve perdere di vista la composizione del lavoro nel nostro Paese, e la centralità che in Italia hanno le piccole e medie imprese: è necessario dunque elaborare una strategia insieme a sindacati e movimenti per far penetrare in questi luoghi, caratterizzati da dinamiche anche familiari e da un rapporto molto diretto tra parte datoriale e lavoratrice, le nostre rivendicazioni .

Un ulteriore tema specifico riguarda il sex work. SEX WORK IS WORK, anche per le persone LGBTQIA+: vogliamo sviluppare una posizione costruita insieme alle persone sex worker e alle realtà che ne rappresentano le istanze, riconoscendo il lavoro sessuale consensuale tra persone adulte come lavoro e distinguendolo nettamente da sfruttamento e tratta. Vogliamo contrastare violenza, stigma e criminalizzazione e promuovere il pieno riconoscimento dei diritti e delle tutele lavorative , dall’accesso al welfare e alla previdenza alle tutele per malattia, maternità e pensione, fino alla possibilità di lavorare in condizioni di sicurezza e di denunciare abusi e violenze senza timore di conseguenze , dovute all’inattuale Legge Merlin del 1958 . Questo significa affrontare anche l’intreccio tra oppressioni patriarcali, sessiste, transfobiche, razziste, abiliste e classiste e politiche securitarie e migratorie che producono maggiore precarietà ed esposizione allo sfruttamento. Sosteniamo la depenalizzazione totale del lavoro sessuale autonomo, il superamento delle normative che ne ostacolano l’esercizio in sicurezza e la libera professione, e l’abolizione della cosiddetta “tassa etica” , anche rispetto alla sua applicazione alle persone sex worker e digital creator sulle piattaforme online. Su questi temi il nostro compito non è parlare al posto delle persone direttamente coinvolte, ma creare spazi nei quali esperienza, autodeterminazione ed elaborazione possano tradursi in una politica condivisa.

Diritto all’abitare

Come per il lavoro, la lotta per le condizioni materiali si estende al diritto all’abitare. Le discriminazioni nell’accesso agli alloggi, l’aumento dei costi della casa, la precarietà abitativa e l’assenza di reti di sostegno colpiscono in modo particolare persone LGBTQIA+ giovani, trans*, con background migratorio e senza dimora.

Come comunità LGBTQIA+ siamo direttamente attraversate dalla crisi dell’abitare. Per molte persone lesbiche, gay, bisessuali, trans*, non binarie, intersex e queer, infatti, la casa non rappresenta necessariamente uno spazio sicuro , ma non è sempre possibile abbandonarla per via del ricatto economico tra libertà e sostenibilità materiale. L’abitazione familiare può diventare il primo luogo in cui si subiscono discriminazioni, ricatti, violenza o espulsione a causa del proprio orientamento sessuale o della propria identità di genere; allo stesso modo, condizioni di vulnerabilità possono prodursi all’interno di convivenze e relazioni affettive, soprattutto quando la dipendenza economica e abitativa rende più difficile sottrarsi a situazioni di violenza.

Alla perdita dell’abitazione si aggiunge poi la difficoltà di trovarne una nuova. Le discriminazioni nei confronti delle persone LGBTQIA+, spesso si traducono in ulteriori ostacoli nell’accesso al mercato abitativo , aggravando condizioni già segnate dalla precarietà economica e lavorativa.

In questo contesto, riteniamo necessario contrastare una risposta alla crisi abitativa fondata prevalentemente sulla repressione, sugli sgomberi e sulla criminalizzazione delle forme di autorganizzazione . Le esperienze che sperimentano modalità alternative e collettive di accesso all’abitare, ai servizi e agli spazi di socialità possono rappresentare, soprattutto per chi rimane esclusə dalle misure istituzionali, luoghi concreti di mutualismo, protezione e costruzione di autonomia. La loro sistematica rimozione, senza la costruzione di alternative accessibili, rischia di lasciare ancora più sole proprio le persone maggiormente esposte alla marginalizzazione.

Portare una prospettiva queer nelle politiche dell’abitare significa per Arcigay costruire alleanze con chi si batte contro la precarietà e riconoscere casa e autonomia economica come condizioni della libertà. Significa riconoscere che diritti sociali e diritti civili non sono in competizione o in alternativa tra loro.

La materialità nell’esercizio di diritti e libertà cambia anche con l’età . Per le persone giovani, l’autonomia abitativa ed economica, l’accesso alla salute e la possibilità di disporre di spazi di socialità possono determinare concretamente la possibilità di vivere liberamente, soprattutto quando il coming out o l’affermazione della propria identità comportano conflitti familiari, allontanamento da casa o la perdita del sostegno economico, fino a esporre al rischio di precarietà ed emergenza abitativa. È necessario rafforzare reti e strumenti capaci di accompagnare questi percorsi verso l’autonomia e di offrire risposte tempestive quando viene meno il sostegno familiare.

Se la priorità per le persone giovani è rappresentata dalla necessità di raggiungere strumenti di emancipazione e indipendenza , per quanto riguarda le persone anziane diventa invece centrale farci carico del contrasto alla solitudine, delle reti di cura, dell’assistenza domiciliare e della capacità dei servizi sociosanitari - come delle strutture residenziali - di riconoscere identità, relazioni e famiglie queer, senza costringere le persone a nuove forme di invisibilità. Intendiamo promuovere progettualità rivolte all’autonomia e alla qualità della vita delle persone anziane LGBTQIA+ , incentivando la progettazione di esperienze di cohousing laddove desiderate, ovvero abitare condiviso e mutualismo, capaci di contrastare isolamento e solitudine, rafforzare le reti di prossimità e garantire spazi di vita sicuri, accessibili e rispettosi delle identità e delle relazioni di ciascuna persona.

Antimeridionalismo e anticolonialismo

Queste differenze assumono inoltre una dimensione territoriale. Diritti formalmente uguali possono corrispondere a possibilità molto differenti tra Nord e Sud, grandi città, province e aree interne . L’accesso a un consultorio, a un percorso di affermazione di genere, a un servizio antidiscriminazione o semplicemente a uno spazio LGBTQIA+ dipende ancora fortemente dal luogo nel quale si vive. La nostra presenza diffusa su tutto il territorio nazionale ci permette un punto di osservazione privilegiato verso queste disuguaglianze , e deve diventare uno strumento per trasformarle in questione politica nazionale, europea e internazionale.

La nostra lente meridionalista deve inoltre saper riconoscere che esistono Sud oltre il nostro Sud . Assumere una prospettiva euro-mediterranea significa leggere le condizioni delle persone LGBTQIA+ dentro uno spazio attraversato da profonde disuguaglianze, repressione, migrazioni e differenti possibilità di accesso alla libertà. Significa guardare anche alle esperienze delle comunità LGBTQIA+ che vivono e resistono nei Paesi del Mediterraneo, comprese quelle costrette a organizzarsi in condizioni di forte repressione o clandestinità, e lasciare che queste esperienze interroghino il modo in cui costruiamo le nostre politiche di asilo, protezione, accoglienza e solidarietà.

Questo sguardo euro-mediterraneo implica anche di rifiutare l’idea che conoscenze, pratiche e modelli politici si muovano soltanto da un centro verso le periferie . Le esperienze maturate nelle comunità del Mediterraneo, nei Balcani e nei diversi Sud d’Europa possono contribuire alla nostra elaborazione, così come le pratiche costruite nei nostri territori possono essere condivise e messe a disposizione di altre comunità. In questa circolazione reciproca di saperi, lo sguardo meridionalista incontra e rafforza la prospettiva intersezionale su cui si fonda questa mozione.

Soggettività migranti e antirazzismo

Le migrazioni attraversano tutti questi terreni. Le persone LGBTQIA+ con background migratorio, richiedenti protezione internazionale e rifugiate possono incontrare contemporaneamente razzismo, discriminazione LGBTQIA+, precarietà amministrativa, difficoltà linguistiche e ostacoli nell’accesso a salute, lavoro, casa e welfare.

Si rivolgono ai nostri servizi e alle nostre comunità sempre più persone che subiscono lo sguardo razzializzante del post-colonialismo occidentale, e che spesso provengono da un percorso migratorio recente o passato, portatrici di identità intersezionali con sfide specifiche in termini socioeconomici, sanitari, legali. Arcigay possiede oggi un patrimonio di esperienza unico in termini di assistenza e inclusione, ascolto e capillarità territoriale. Le persone con background migratorio e razzializzate sono parte della nostra comunità, non mera utenza, e questa consapevolezza che sta emergendo deve essere sostenuta e vissuta politicamente dalla dirigenza dell'associazione. Riteniamo dunque necessario che Arcigay rafforzi un percorso di empowerment per questa parte della nostra base associativa all'interno dei propri comitati e delle proprie reti , tramite formazione, sensibilizzazione, ascolto, promozione di gruppi d'incontro specifici come già accade in diverse realtà, in modo che emerga una rappresentanza diffusa di questa parte della nostra comunità, in grado di assumere ruoli, responsabilità di servizio e meglio rappresentare questa parte dell'arcobaleno in una Italia che cambia. Ciò costituisce una sfida in termini linguistici, etnoculturali, socioeconomici, che sentiamo nostra, e decidiamo di attraversare.

E' inoltre fondamentale rilanciare con convinzione la rete di formazione e scambio tra sportelli, CAD e Case con elementi specifici non solo legali ma anche psicologici, etnosociali, sanitari e di empowerment, e che le nostre campagne di comunicazione sulle più svariate tematiche includano volti, storie e parole di chi – per ragioni etno-culturali – si è fino ad ora sentita non rappresentata dalla nostra comunicazione su questioni politiche, sociali, identitarie, sanitarie, pur rappresentando una parte della comunità più soggetta a molteplici violenze, discriminazioni, rischi sanitari, e mancanza di accesso ai servizi pubblici di base.

Vogliamo contrastare il razzismo istituzionale, l’islamofobia. Rifiutare le narrazioni che utilizzano strumentalmente i diritti LGBTQIA+ per legittimare esclusione e discriminazione delle persone con background migratorio e musulmane. Assumere una prospettiva antirazzista e decoloniale significa anche riconoscere pieno protagonismo alle persone

LGBTQIA+ con background migratorio e razzializzate nella costruzione delle politiche dell’associazione.

Vogliamo difendere il diritto d’asilo e alla protezione internazionale anche attraverso le reti e le istituzioni europee , partecipando alle mobilitazioni transnazionali che contrastano l’indebolimento delle tutele e portando nei luoghi europei le esperienze raccolte dai servizi e dai territori. La nostra associazione è fortemente contraria all’implementazione del Patto Europeo sulle migrazioni e asilo , i cui effetti già stanno colpendo le vite di migliaia di persone migranti, gravemente limitando l’accesso ai propri diritti delle persone LGBTQI+ fin dal primo arrivo nel nostro continente.

In un paese che vive il fenomeno migratorio non come un diritto umano ma come una emergenza criminogena, influenzato nei pensieri da politiche xenofobe della peggior specie, decidiamo di schierarci ed ispirarci alle azioni di Community Sponsorship delineate da UNHCR, lavorando per rafforzare le esperienze già avviate di accoglienza durevole tramite supporto finanziario, emotivo, sociale per le persone provenienti da paesi in cui l'orientamento sessuale-affettivo e l'identità di genere sono oggetto di persecuzione legale.

Dal carcere al cambiamento sociale

Anche nelle istituzioni totali i diritti non possono essere sospesi. Vogliamo costruire una politica nazionale sul carcere a partire dalle esperienze delle persone LGBTQIA+ detenute ed ex detenute e dalla conoscenza prodotta dai territori che operano negli istituti, affinché le persone direttamente coinvolte possano contribuire, attraverso modalità protette e rispettose del consenso, alla lettura dei bisogni, alla definizione delle priorità e alla valutazione delle politiche che le riguardano.

Le condizioni detentive non sono uguali per tutte le persone . Identità ed espressione di genere, orientamento sessuale, provenienza, status amministrativo, condizioni economiche, disabilità, salute fisica e mentale possono produrre vulnerabilità differenti. Lo sguardo che abbiamo scelto di adottare deve permetterci di leggere come - anche nel carcere - il controllo sui corpi, le gerarchie di genere e le condizioni materiali vengono esercitate e possano sommarsi alla privazione della libertà personale.

Da questo lavoro vogliamo produrre obiettivi e strumenti concreti: accesso ai servizi e alla tutela antidiscriminatoria, rispetto del nome e dell’identità dichiarata, continuità sanitaria e dei percorsi di affermazione di genere, tutela da violenze e isolamento, criteri di collocazione rispettosi della sicurezza e dell’autodeterminazione, diritto all’affettività e alle relazioni anche con l’esterno, oltre il concetto delle “stanze dell’amore”, accompagnamento all’uscita e accesso alle opportunità di reinserimento. Le pratiche che funzionano in un istituto devono poter essere documentate e proposte altrove, le criticità ricorrenti devono diventare vertenze e interlocuzione con amministrazioni, Garanti e istituzioni competenti.

La nostra politica sul carcere non può tuttavia limitarsi a rendere meno discriminatorio il sistema esistente : vogliamo continuare a sostenere le alternative alla detenzione e un’idea di giustizia che non identifichi automaticamente sicurezza, pena e repressione, interrogando anche le condizioni sociali e materiali che producono marginalità e incarcerazione. La continuità di questo lavoro dovrà essere garantita attraverso responsabilità politiche riconoscibili, competenze diffuse, documentazione, verifica e passaggi di consegne: permanente deve essere l’impegno dell’associazione, non l’incarico di una singola persona.

La sfida di questo secondo livello è trasformare la prossimità in politica : partire dalle vite che incontriamo, riconoscere le disuguaglianze che le attraversano, produrre conoscenza e trasformarla in azione collettiva, facendo circolare questa conoscenza tra territori, livello nazionale e spazi europei e internazionali.

1.3 | Cambiare la narrazione per cambiare la realtà

Interrogare il presente, mettere in discussione ciò che appare naturale, saper proiettare possibilità inedite che ancora non hanno trovato spazio nel dibattito e nell’immaginario pubblico , sono requisiti fondamentali per un’agente politico che pretenda di incidere nello spazio e nel tempo per plasmare il futuro. Arcigay deve tornare a esercitare questa funzione: rispondere alle domande poste da altre non è il perimetro, bisogna esprimere la capacità di formularne altrettante nuove. Anche il confronto con i movimenti e con le elaborazioni che maturano fuori dall’Italia può aiutarci a intercettare questioni emergenti, incontrare esperienze differenti e mettere alla prova le nostre categorie politiche.

Ridefinire l’immaginario significa anche intervenire sulle rappresentazioni che ancora determinano quali corpi, desideri, relazioni e famiglie sono validi e riconoscibili , dando spazio alla produzione culturale queer e soprattutto alla possibilità delle nostre comunità di raccontarsi attraverso le proprie vive voci. L’autorappresentazione è una forma di presa di parola e di potere: permette di rompere i frame tracciati da altre persone e di far entrare nello spazio pubblico, mediale, narrativo, esperienze che altrimenti sono destinate alla stereotipizzazione o all’invisibilità. La cultura è inevitabilmente uno degli strumenti attraverso cui intervenire nel presente e ridefinire la sensibilità comune. Per rendere possibili nuove libertà, dobbiamo anche risemantizzare i linguaggi, visivi e verbali, fisici e ideali, attraverso cui quelle libertà possano essere riconosciute, desiderate, esercitate.

Produrre nuovi immaginari e rendere accessibili quelli che il movimento ha già sviluppato sono parte dello stesso lavoro politico. Immaginiamo Arcigay come soggetto capace di riconoscere il patrimonio culturale queer esistente come risorsa collettiva da custodire e promuovere, di mettere in discussione le rappresentazioni dominanti e riappropriarsi dello spazio culturale, ma soprattutto come soggetto di produzione, tutela e diffusione culturale originale.

Abbiamo il compito di valorizzare la storia del nostro movimento , restituendo dignità e valore a eventi storici che in Italia ne abbiano solcato il percorso di visibilità e rivendicazione, istituendo ad esempio una giornata nazionale che celebri la prima manifestazione “omosessuale”, avvenuta a Sanremo il 5 aprile 1972. La storia queer è una storia sottotraccia, ma la memoria del movimento rappresenta le nostre radici. Nei territori esistono biblioteche, archivi, fondi documentali, ludoteche e raccolte che raccontano pezzi differenti della storia e della produzione culturale LGBTQIA+. Abbiamo le competenze e la responsabilità di metterli in relazione attraverso strumenti comuni di catalogazione e accesso, mantenendo il patrimonio radicato nei luoghi che lo hanno prodotto e custodito ma rendendolo, allo stesso tempo, patrimonio accessibile all’intera associazione e alla comunità. Per il patrimonio bibliografico intendiamo mettere in campo strumenti in grado di dialogare anche con il Servizio Bibliotecario Nazionale e sostenere il recupero nonché la conservazione dei materiali che rischiano di incontrare l’oblio. Poi, trasformare le esperienze di recupero e conservazione in opportunità di fruizione pubblica attraverso mostre fisiche, itineranti e virtuali, mappe dei luoghi della storia LGBTQIA+, attività formative, convegni. Conoscere i conflitti, le pratiche e le persone che hanno prodotto le libertà di oggi significa dare alle nuove generazioni strumenti per comprendere il presente e immaginare l’inimmaginabile.

Intendiamo la cultura come infrastruttura della battaglia politica, non come intrattenimento ornamentale. È questo lo spazio dove le persone LGBTQIA+ si riconoscono prima ancora di organizzarsi, dove la comunità si racconta senza doversi difendere, dove il conflitto si trasforma in produzione di senso, immaginario, comunità. Strutturare relazioni con musei e università, editoria, artiste e artisti, spazi culturali e manifestazioni, produrre festival e rassegne, mostre e grandi eventi pubblici, sono per noi strumenti di elaborazione collettiva e di visibilità che parlano ai territori e al paese intero: vogliamo che ogni comitato possa avere accesso a format, competenze e risorse per costruire appuntamenti culturali propri, dentro una programmazione nazionale che moltiplichi lo spazio pubblico.

La grandezza di Arcigay è una forza che deve tradursi anche in capacità di produzione culturale al servizio della partecipazione e dell’incontro, per avvicinare le persone alle nostre associazioni e affermare pubblicamente la nostra identità. Vogliamo essere un punto di riferimento culturale, politico e sociale capace di aggregare e di elaborare , estendendo questa capacità anche oltre i nostri confini abituali: internazionalizzando i servizi, rafforzando le reti locali, diventando un riferimento per chi attraversa il nostro territorio.

Questa stessa idea di cultura come spazio di incontro deve estendersi al modo in cui il Paese, e chi lo attraversa, incontra Arcigay. È fondamentale facilitare l’accesso ai nostri servizi, eventi, Pride, anche alle persone straniere che vivono o transitano in Italia — studentesse e studenti internazionali, lavoratrici e lavoratori, chi vive esperienze turistiche — con una comunicazione mirata e multilingue. Vogliamo dare continuità al lavoro già avviato sulle linee guida per il settore turistico-alberghiero e della ristorazione, aggiornando i materiali di sensibilizzazione e formazione da condividere con le realtà ricettive locali. Al tempo stesso, per moltiplicare la visibilità di quanto organizzato sui territori, dobbiamo lavorare per far inserire i presidi, i servizi alla persona e gli eventi dei comitati Arcigay nelle principali guide turistiche a diffusione globale. Fermo restando l’impegno dell’associazione a promuovere un turismo autenticamente inclusivo e rifiutando logiche di mero rainbow washing, la presenza in queste reti e pubblicazioni rappresenta un’importante opportunità di apertura internazionale, diffusione del mutualismo e consolidamento del nostro radicamento politico e culturale.

Diffondendosi nel mondo senza confini e attraverso la socialità, le culture underground, le sottoculture, le nicchie culturali e le controculture hanno contribuito a scrivere la storia delle comunità attraverso l’intrattenimento, il cinema, il teatro, la musica, la letteratura, la poesia, l’arte, il costume, il gioco, decostruendo e spesso sovvertendo la cultura dominante e mainstream, per definizione egemonica ed “esclusiva”. La storia della comunità LGBTQIA+ è la storia di tutte le persone che, mettendosi in discussione, hanno sperimentato e portato alla luce nuove forme e sostanze di identità, genere, relazioni, espressione, quindi di umanità, anche e soprattutto attraverso la cultura. Per questo la cultura LGBTQIA+ non parla soltanto alla sua comunità, ma veicola un messaggio universale di liberazione che unisce tutte le persone. Noi vogliamo essere vettori di resistenza e rivoluzione culturale, riappropriarci dello spazio pubblico parlando tutti i linguaggi e le lingue del mondo e dell’immondo.

Capitolo 2 | Alleanze e ruolo pubblico

L’elaborazione politica che sviluppiamo dentro Arcigay, per incidere nella società, deve essere capace di travalicare i nostri confini. Le trasformazioni che proponiamo nella nostra mozione hanno bisogno di sciogliersi nel discorso pubblico, stringere alleanze e tradursi in cambiamenti concreti. È su questo passaggio, tra ciò che elaboriamo e la capacità di concretizzarlo, che si misura la nostra forza politica.

Per farlo dobbiamo tenere insieme strumenti diversi, senza confonderne la funzione. Essere presenti nel dibattito pubblico non significa necessariamente riuscire a orientarlo, avere relazioni istituzionali non equivale a ottenere il risultato politico anelato, una dichiarazione non è una campagna e una rete di organizzazioni attorno a uno specifico obiettivo non è ancora un’alleanza. Serve partire dagli obiettivi che vogliamo raggiungere e attorno a essi costruire comunicazione, mobilitazione, advocacy, relazioni e attivazioni.

Se la nostra prospettiva è queer, intersezionale e transfemminista, allargare il consenso attorno alle nostre posizioni non significa attenuare la loro radicalità, ma renderle comprensibili e capaci di incidere nell’opinione pubblica.

A questo scopo, la radicazione di Arcigay sul territorio è una delle nostre risorse più preziose, poiché le esperienze dei Comitati possono diventare iniziative nazionali, così come una vertenza comune può assumere forme diverse nelle diverse aree geografiche, oppure ; una conquista locale può configurare un patrimonio e strumento per tutta l’associazione. La nostra capillarità diventa una risorsa condivisa quando riusciamo a mettere in relazione ciò che accade nei territori.

Questo capitolo riguarda le nostre strategie per sostenere gli orizzonti politici indicati nella prima parte della mozione.

2.1 | Protagonismo nell’agenda politica

Arcigay deve riuscire a pesare con protagonismo sull’agenda politica del Paese, portando nel dibattito pubblico le questioni che riconosciamo come decisive e avanzando proposte capaci di modificarne gli orientamenti. Per farlo serve una Segreteria in grado di dare seguito alla visione espressa dal Congresso, traducendola nel corso del mandato in priorità e iniziative concrete.

Questa funzione deve poggiare su un’agenda condivisa con il Consiglio Nazionale e alimentata dal contributo dei territori, delle Reti e degli altri luoghi di elaborazione dell’associazione .

Una parte della nostra azione continuerà inevitabilmente a essere reattiva, perché saper rispondere tempestivamente agli attacchi e intervenire nelle emergenze rimane una responsabilità essenziale. Dobbiamo però esercitare la capacità di agire prima che siano gli eventi o altri soggetti a stabilire di cosa dobbiamo occuparci. Arcigay deve riconoscere per tempo i fenomeni sociali e portarli all’attenzione pubblica quando esiste ancora lo spazio per orientare il modo in cui vengono compresi e affrontati.

La nostra presenza risulta ancora una volta fondamentale per riuscirci: ciò che osserviamo nei servizi, negli spazi associativi e nel rapporto quotidiano con le persone deve alimentare l’agenda nazionale. I saperi che attraversano la rete dei Comitati può aiutarci a cogliere trasformazioni nella società che ancora faticano a trovare rappresentazione nel dibattito generale e a elaborare risposte adeguate.

Gli orizzonti devono essere messi in fila con efficacia attraverso un sistema di priorità che si traduca in strategie concrete, e aprire una nuova stagione di campagne e vertenze nazionali, capaci di esistere contemporaneamente nella dimensione nazionale e locale.

2.2 | Una comunicazione più riconoscibile e incisiva

Arcigay deve avere una voce pubblica solida, autorevole e condivisa , capace di mantenere continuità oltre le singole persone e i ruoli che, di volta in volta, la rappresentano. La nostra riconoscibilità non può dipendere dalla capacità di rispondere rapidamente a una polemica: deve nascere dalla continuità delle posizioni, delle campagne e della visione che portiamo nello spazio pubblico.

Vogliamo essere capaci di intervenire nei tempi del dibattito senza essere costrette a inseguirne continuamente l’agenda, ma costruire nel tempo attenzione intorno alle nostre priorità.

La comunicazione è politica quando rende riconoscibile il cambiamento che vogliamo produrre. La complessità della nostra elaborazione deve poter diventare accessibile senza perdere profondità e radicalità. Rendere una posizione comprensibile non significa semplificare la realtà fino a impoverirla: significa trovare parole, simboli, linguaggi e forme capaci di raggiungere anche chi oggi non attraversa direttamente i nostri spazi e le nostre comunità, o che si percepisce distante.

La comunicazione nazionale e quella dei territori devono rafforzarsi reciprocamente: le questioni che emergono localmente devono poter diventare parte della voce nazionale, contemporaneamente campagne, contenuti e cornici comuni devono consentire ai territori di intervenire insieme e declinare le stesse lotte a partire dai propri contesti.

La visibilità non è il risultato finale della comunicazione. È uno strumento. Essere presenti sui media, raggiungere pubblici più ampi e rafforzare la capacità di intervenire nello spazio digitale hanno valore se permettono alle nostre posizioni di entrare nel senso comune, sostenere campagne e vertenze, coinvolgere persone e trasformare attenzione in consenso, partecipazione e mobilitazione.

Costruire forza significa infatti anche costruire immaginario. Le trasformazioni politiche diventano possibili quando una società riesce prima a immaginarle. Vogliamo quindi utilizzare la comunicazione non soltanto per raccontare ciò che esiste, ma per rendere visibili forme di vita, corpi, relazioni e possibilità che il discorso dominante continua a marginalizzare o rappresentare attraverso stereotipi.

In questo senso la nostra voce pubblica deve essere capace contemporaneamente di conflitto e proposta: contrastare le narrazioni che restringono libertà e pluralismo, ma anche produrre parole e immagini capaci di mostrare quale società vogliamo costruire.

2.3 | Advocacy, istituzioni e strumenti giuridici

Le relazioni istituzionali hanno valore quando contribuiscono a produrre cambiamenti concreti.

Arcigay deve essere un’interlocutrice stabile e autorevole delle istituzioni a ogni livello, senza confondere l’accesso ai luoghi decisionali con il risultato politico. Una relazione non rappresenta di per sé un successo: acquista senso quando permette di trasformare un bisogno collettivo in una decisione, una norma, una politica pubblica, una tutela o un servizio.

Siamo in grado di fare advocacy accompagnando una vertenza lungo tutto il suo percorso: dall’emersione del problema alla costruzione della proposta, dall’individuazione delle parti con cui interloquire, alla produzione di consenso, dalla decisione alla sua effettiva attuazione e verifica.

Per ogni priorità dobbiamo individuare i livelli istituzionali e gli strumenti più efficaci attraverso cui perseguire il cambiamento che rivendichiamo. In questo senso, la produzione giuridica e legislativa deve diventare uno strumento ordinario della nostra advocacy. Gli organismi politici definiscono gli obiettivi e le posizioni dell’associazione, mentre la sua funzione giuridica e legislativa mette a disposizione le competenze tecniche necessarie per tradurli, quando serve, in proposte di legge, articolati normativi, emendamenti, memorie, osservazioni e proposte di modifica ai testi in discussione. Non solo miriamo a sollecitare la politica ad intervenire, ma desideriamo soprattutto mettere a disposizione proposte tecnicamente solide sulle quali poter costruire interlocuzione e pressione.

Questo lavoro deve essere sostenuto dal sapere prodotto all’interno dell’associazione. Dati, casistiche, esperienze dei servizi e dei territori possono fornire evidenze alle nostre proposte, permettere di misurare l’impatto delle politiche esistenti e rafforzare la nostra capacità di relazione con le istituzioni.

Il raccordo con i Comitati è decisivo nella strutturazione dell’azione politica. L’associazione deve creare spazi dentro i quali le disuguaglianze che emergono nei territori possano essere messe in comune e riconosciute come questioni che attraversano l’intera rete. Quando uno stesso problema ricorre in contesti diversi, il livello nazionale deve essere capace di raccoglierlo e trasformarlo in una priorità sulla quale intervenire insieme. Allo stesso modo, un traguardo raggiunto localmente può trasformarsi in una risorsa a disposizione di tutti i Comitati per aprire opportunità di progresso sconfinate. .

2.4 | La politica delle alleanze

Costruire alleanze richiede di andare oltre la semplice estensione della rete delle nostre relazioni, riconoscendo gli spazi in cui le nostre istanze incontrano quelle di altre soggettività e individuando obiettivi sui quali agire sinergicamente.

Vogliamo rafforzare innanzitutto le relazioni con le altre organizzazioni LGBTQIA+. Il nostro è un movimento plurale, composto da realtà differenti per storia, dimensione, pratiche, soggettività e priorità. La dimensione di Arcigay ci affida la responsabilità di favorire convergenze, non il diritto di rappresentare l’intero movimento. Dobbiamo mettere la nostra presenza territoriale, le nostre competenze e la nostra capacità politica a disposizione delle istanze comuni, rispettando l’autonomia e la specificità di ogni soggetto, non sostituirci.

Vogliamo costruire relazioni continuative con altre realtà, riconoscendone l’autonomia e creando uno scambio nel quale le rispettive elaborazioni possano influenzarsi e arricchirsi reciprocamente, rispettando le specificità dei diversi percorsi senza delegittimarli.

Come associazione LGBTQIA+, attraversata e costruita da persone trans*, vogliamo rafforzare il rapporto di alleanza con le altre realtà trans* di tutta Italia. In una fase nella quale le persone trans* sono tra i principali bersagli dell’offensiva anti-gender, la credibilità di Arcigay dipende dalla continuità delle relazioni, dalla capacità di ascolto e dallo spazio che le sue elaborazioni trovano nelle politiche dell’intera associazione.

La stessa strategia di alleanza deve guidare il rapporto con movimenti femministi e transfemministi, organizzazioni antirazziste, sindacati e soggetti che intervengono su lavoro e precarietà, movimenti per la casa e il welfare, organizzazioni delle persone con disabilità e neurodivergenti, associazioni delle persone con background migratorio, realtà impegnate sui temi della salute, dello sport, della giustizia climatica, del carcere e della giustizia e, sui terreni nei quali produciamo elaborazione comune, organizzazioni delle persone sex worker, locali ricreativi e realtà kinky.

Il transfemminismo ci ha insegnato che le lotte non sono compartimenti stagni : la violenza che colpisce le soggettività LGBTQIA+ si intreccia con quella che subiscono altri corpi assegnati ai margini. Quando parliamo di corpi animali non umani, ad esempio, possiamo dire in senso politico di parlare di corpi “non conformi”, perché in un sistema antropocentrico e capitalista gli animali non umani vengono ridotti a oggetti, resi invisibili, mortificati, sfruttati. Quindi non conformi alle logiche del dominio dell’uomo. Parlare di antispecismo e veganesimo significa usare la lente che ci parla dei corpi, dei desideri e della liberazione. Stiamo scegliendo di guardare il mondo da quella prospettiva politica che abbiamo deciso di rappresentare.

Anche la crisi climatica deve essere letta a partire dalle disuguaglianze che produce e amplifica. Impariamo dalla tradizione ecofemminista che i suoi effetti non si distribuiscono allo stesso modo: genere, orientamento sessuale, condizioni fisiche, economiche, abitative, territoriali e accesso alle risorse determinano capacità molto differenti di proteggersi e reagire. Vogliamo quindi costruire relazioni con i movimenti per la giustizia climatica e contribuire a una transizione capace di tenere insieme dimensione ecologica, piena esigibilità dei diritti per tutte le soggettività e giustizia sociale.

Instaurare un’alleanza con chi promuove un’etica antispecista e lotta per la giustizia climatica non è solo un gesto di solidarietà, ma è un impegno volto al cambiamento dei valori, delle prassi e dei discorsi all’interno di Arcigay: uno sforzo non semplice, ma che se compiuto collettivamente può portare Arcigay ad un coinvolgimento più profondo nella lotta contro le discriminazioni.

Le alleanze vivono anche della nostra disponibilità a esserci nelle lotte promosse da altre soggettività, riconoscendone autonomia e protagonismo. La reciprocità passa da qui: dalla capacità di sostenersi, condividere spazi e assumere insieme iniziative quando le nostre istanze si incontrano.

Vogliamo che queste relazioni diventino pratica stabile del modo in cui Arcigay fa politica, andando oltre le convergenze occasionali e accompagnando nel tempo obiettivi e percorsi comuni.

2.5 | Onda Pride: organizzare la mobilitazione

I Pride rappresentano una delle più grandi capacità di mobilitazione e visibilità che come movimento siamo riuscite a costruire in Italia. Nascono da territori differenti, assumono forme, linguaggi e rivendicazioni situati e costruiscono ogni anno partecipazione politica in decine di città. Questa pluralità è una forza e deve restare tale.

Vogliamo rafforzare il coordinamento dell’Onda Pride attraverso uno spazio stabile di relazione tra le realtà e le persone che organizzano i Pride in tutta Italia. Deve essere un luogo nel quale far circolare informazioni, confrontare le piattaforme, condividere pratiche e strumenti e costruire iniziativa comune durante tutto l’anno.

Il coordinamento deve permettere ai territori di mettere a disposizione reciproca le esperienze già sviluppate e affrontare insieme questioni che attraversano molte manifestazioni: accessibilità e sostenibilità, autonomia politica, rapporto con istituzioni e amministrazioni, relazione con sponsor e soggetti economici, sicurezza e libertà di manifestazione.

Su questi ambiti la condivisione può rafforzare la capacità dei singoli Pride senza cancellarne le differenze. L’autonomia politica delle manifestazioni appartiene ai territori e al movimento: né il sostegno istituzionale né quello economico possono determinare le rivendicazioni e le scelte politiche di un Pride.

Ma l’Onda Pride deve essere anche qualcosa di più di uno spazio di scambio organizzativo. Deve diventare un’infrastruttura di mobilitazione politica nazionale. Mettere in relazione le piattaforme e le vertenze territoriali può permettere di riconoscere questioni comuni, costruire campagne coordinate e organizzare momenti nei quali la forza espressa contemporaneamente in decine di città diventa pressione politica nazionale.

Vogliamo così fare in modo che la capacità di mobilitazione dei Pride non si esaurisca nella stagione delle manifestazioni, ma possa vivere durante tutto l’anno. Quando un Pride o una comunità territoriale viene colpita, la rete deve poter reagire; quando una battaglia attraversa molti territori, deve poter diventare iniziativa comune.

Il Pride è movimento, conflitto, partecipazione e produzione di immaginario. Rafforzare l’Onda Pride significa dare continuità politica a questa forza senza uniformarla, facendo delle differenze territoriali una capacità collettiva di mobilitazione.

La dimensione internazionale dei Pride rappresenta inoltre un piano naturale di relazione tra movimenti. Vogliamo continuare a partecipare alle mobilitazioni organizzate negli altri Paesi, portando le esperienze dei nostri territori, costruendo relazioni e sostenendo in particolare le comunità che manifestano in condizioni di maggiore repressione o limitazione della libertà di associazione.

2.6 | Alleanze internazionali

Le politiche che colpiscono le persone LGBTQIA+ si muovono sempre più su scala internazionale , attraverso modelli e strategie che vengono ripresi e adattati nei diversi Paesi. Anche la nostra capacità di leggerle e contrastarle deve quindi superare i confini nazionali.

La dimensione europea e internazionale non può essere un settore separato della politica di Arcigay. Al contrario, è uno dei luoghi nei quali costruiamo alleanze, conoscenza, pressione e capacità di incidere, mettendo la nostra esperienza a disposizione del movimento internazionale e utilizzando contemporaneamente quella rete per sostenere avanzamenti in Italia.

Relazioni in Europa

Vogliamo incrementare la partecipazione qualificata di Arcigay nelle reti europee e globali, a partire da ILGA-Europe e ILGA World, EPOA, InterPride, IGLYO, EL*C e TGEU contribuendo non soltanto alla loro vita associativa ma alla costruzione delle strategie comuni del movimento. Essere presenti non basta: dobbiamo sapere quale contributo vogliamo portare e come quelle relazioni possano diventare forza politica per tutta l’associazione.

Allo stesso modo vogliamo rendere più continuativa la relazione con Unione europea, Consiglio d’Europa, Nazioni Unite e gli altri organismi sovranazionali nei quali possono essere costruiti strumenti di tutela, pressione e monitoraggio. La dimensione internazionale può rafforzare le nostre vertenze nazionali attraverso advocacy istituzionale, campagne transnazionali, reportistica e meccanismi di monitoraggio dei diritti umani e dello Stato di diritto.

Vogliamo quindi partecipare e contribuire alle campagne europee e alle European Citizens' Initiative (ECI) coerenti con le nostre priorità, mettendo in relazione l’azione italiana con le mobilitazioni transnazionali. La capacità di incidere sulle istituzioni europee deve diventare complementare, e non alternativa, all’azione parlamentare, territoriale e giudiziaria che conduciamo nel Paese.

Relazioni a livello globale

In questo quadro vogliamo dare continuità al lavoro sviluppato intorno al Pride7 , consolidandolo come spazio di interlocuzione della società civile LGBTQIA+ in relazione al G7 e proseguendo il percorso avviato attraverso le diverse presidenze. Vogliamo utilizzare questi spazi per portare i diritti umani, la tutela delle persone LGBTQIA+ e la difesa dello spazio democratico dentro luoghi nei quali vengono costruite agende politiche globali.

La dimensione internazionale deve inoltre sostenere direttamente le lotte che scegliamo di condurre nel Paese. Le reti che costruiamo nel mondo possono amplificare le nostre campagne e le nostre proposte legislative, aumentare la pressione sugli interlocutori nazionali e collegare le nostre rivendicazioni a iniziative condivise in altri Paesi.

Solidarietà transnazionale e supporto reciproco: Promuovere workshop strategici, scambi di buone pratiche e alleanze di solidarietà con le organizzazioni di Paesi soggetti a restrizioni democratiche o offensive anti-gender (consolidando partnership come quelle con Forbidden Colours e le realtà dell'Europa centro-orientale).

Questo sguardo deve comprendere anche lo spazio euro-mediterraneo. Le comunità LGBTQIA+ del Mediterraneo, dei Balcani, dell’Europa centro-orientale e di altri territori non sono soltanto destinatarie di solidarietà: producono esperienze, pratiche e forme di resistenza dalle quali possiamo imparare. La cooperazione deve essere fondata sullo scambio e sulla reciprocità , evitando di riprodurre una relazione nella quale la conoscenza si muove soltanto da un centro verso una periferia.

Anche sul piano internazionale la capillarità territoriale di Arcigay è una risorsa. Le esperienze e le competenze sviluppate dai Comitati devono trovare spazio nelle reti sovranazionali e, allo stesso tempo, ciò che apprendiamo dal confronto con altri Paesi deve circolare nell’associazione e diventare patrimonio comune.

Vogliamo un’Arcigay capace di muoversi tra la dimensione territoriale, nazionale e internazionale, facendo dialogare questi livelli e mettendoli al servizio delle proprie priorità politiche. È attraverso questa capacità di connessione e azione comune che possiamo dare concretezza agli orizzonti delle nostre lotte.

Antisionismo e liberazione della Palestina

Sul piano internazionale Arcigay deve inoltre avere la capacità di prendere parola con chiarezza e coraggio di fronte alle violazioni dei diritti umani e civili , anche quando farlo espone a posizioni scomode o controverse. Il nostro impegno per i diritti delle persone LGBTQIA+ si colloca dentro una prospettiva intersezionale e globale, che ci chiama a riconoscere le dinamiche di potere che attraversano il presente e ad assumerci la responsabilità dei nostri posizionamenti.

È dentro questa prospettiva che collochiamo la nostra posizione sulla Palestina. I diritti LGBTQIA+ sono stati utilizzati all’interno di un discorso omonazionalista che contrappone un Occidente rappresentato come civile e rispettoso delle persone queer a un mondo arabo e musulmano descritto come irrimediabilmente arretrato. Rifiutiamo che la condizione delle persone LGBTQIA+ diventi uno strumento per stabilire quali popoli abbiano diritto alla libertà, all’autodeterminazione e alla tutela dei propri diritti fondamentali.

Arcigay sostiene la liberazione e l’autodeterminazione del popolo palestinese e si oppone al sionismo come progetto politico quando si traduce nella negazione dell’uguaglianza, dell’autodeterminazione e dei diritti del popolo palestinese. Questa posizione si accompagna al contrasto fermo dell’antisemitismo e di ogni sua manifestazione, così come al rifiuto dell’islamofobia e del razzismo.

Di fronte al genocidio in Palestina, la nostra presa di parola deve rivolgersi anche alle responsabilità del nostro Paese e al sostegno o alla complicità delle istituzioni italiane. È proprio nei passaggi in cui prendere posizione risulta più difficile che un’associazione politica deve essere capace di sottrarsi al conformismo e utilizzare la propria voce per chiedere un cambiamento nelle scelte dell’Italia.

Nei prossimi anni Arcigay deve dare continuità al proprio impegno internazionale con questa autonomia e questa chiarezza , contribuendo a un movimento LGBTQIA+ capace di collocare la propria liberazione dentro un orizzonte più ampio di libertà e autodeterminazione.

Capitolo 3 | Governance e organizzazione

L’organizzazione è uno strumento della politica. La capacità di Arcigay di elaborare una visione, trasformarla in azione e sostenerla nel tempo dipende anche da come distribuiamo responsabilità, competenze, risorse e lavoro. Negli anni l’associazione è diventata più grande, nei territori sono cresciute competenze ed esperienze e molte funzioni richiedono oggi continuità e specializzazione. Questa complessità ci chiede di adeguare il modello organizzativo all’ambizione politica che vogliamo darci per i prossimi quattro anni.

La nostra proposta politica è realizzabile solo se accompagnata da un’architettura democratica dell’associazione che punta a rendere chiari ruoli, responsabilità e relazioni. Il Congresso resta la sede della sovranità associativa e il Consiglio Nazionale il centro della decisione e della sintesi politica tra un Congresso e l’altro. La Segreteria Nazionale, nella sua funzione esecutiva e collegiale, traduce il mandato congressuale e le decisioni del Consiglio in programmi e azioni. I Comitati territoriali costituiscono la base federale dalla quale nasce la legittimità dell’associazione e il luogo nel quale la politica di Arcigay incontra concretamente comunità, istituzioni e società.

Accanto alle Reti identitarie e alle Reti tematiche, che già raccolgono esperienze, bisogni e competenze, vogliamo costruire ulteriori luoghi capaci di sostenere il sistema decisionale: le Commissioni, che approfondiranno questioni e progetti specifici , mentre una Conferenza biennale permetterà di verificare il mandato e orientare la seconda parte del quadriennio.

Tutti questi spazi produrranno elaborazione e proposte, mentre la responsabilità della sintesi e della decisione resterà agli organi democraticamente eletti dall’associazione.

Dentro questo assetto vogliamo costruire una distinzione più chiara tra governo politico e gestione tecnica: agli organismi politici spettano le attività di elaborazione, indirizzo, decisione, rappresentanza e rapporto con i territori , una Direzione generale coordinerà invece una struttura tecnica professionalizzata , senza funzioni autonome di indirizzo politico, garantendo continuità e capacità di attuazione attraverso le funzioni di amministrazione, giuridiche, di progettazione e programmazione, di comunicazione, fundraising e sistemi informativi.

Il principio che tiene insieme questo modello è che politica e tecnica devono avere funzioni diverse, ma lavorare in sinergia dentro una stessa programmazione.

A questa architettura si affiancheranno due infrastrutture trasversali. Un sistema di conoscenza permetterà di raccogliere ciò che Arcigay produce nei territori , trasformandolo in dati, analisi e memoria organizzativa , restituendolo alla rete per orientare decisioni e programmazione.

Un Presidio di tutela , distinto dalla normale catena organizzativa, offrirà invece uno spazio riservato di ascolto, accompagnamento e protezione , senza sostituirsi alle competenze degli organi statutari.

Il principio che tiene insieme questo modello è che politica e tecnica devono avere funzioni diverse, ma lavorare in sinergia dentro una stessa programmazione.

L’obiettivo è costruire un’Arcigay più solida, leggibile e meno dipendente dalle singole persone , capace di conservare e trasmettere competenze e memoria e, allo stesso tempo, di rendere più chiara la responsabilità democratica delle decisioni.

Il ripensamento del modello organizzativo accompagnerà l’intero mandato congressuale. Consiglio Nazionale, Segreteria, struttura tecnica, Reti, Commissioni e territori saranno parti autonome e connesse di un’unica organizzazione , con funzioni chiare, responsabilità definite e strumenti di relazione tra loro. La qualità di questa architettura determinerà la nostra capacità di dedicare tempo alla politica, allargare la partecipazione, mettere in comune competenze e trasformare le decisioni collettive in azione.

3.1 | Un governo politico collegiale e coraggioso

Ripensare il modello organizzativo di Arcigay ci impone di partire da come viene esercitato il governo politico dell’associazione. La crescita della rete dei Comitati territoriali, la complessità delle attività e la moltiplicazione degli ambiti di intervento richiedono organismi capaci di esercitare pienamente il proprio mandato e una relazione chiara tra indirizzo politico, governo, rappresentanza e attuazione.

Il Consiglio Nazionale (CN) è il luogo nel quale i territori concorrono alla costruzione della politica nazionale , vengono affrontate le questioni che attraversano l’associazione, si assumono le decisioni e si verifica l’attuazione del mandato congressuale. Rafforzarne la centralità non si deve tradurre nel concentrare all’interno delle sue sedute ogni momento di confronto: proponiamo infatti di costruire intorno al CN altri luoghi e strumenti di approfondimento capaci di preparare le decisioni e alimentarne il lavoro.

Presidenza, Segreteria generale e Segreteria Nazionale devono operare all’interno di un sistema di responsabilità chiare e complementari. La Segreteria Nazionale deve essere prima di tutto una squadra politica, responsabile della guida dell’associazione e dell’attuazione del mandato ricevuto.

Oggi le deleghe tendono a trasformarsi in compartimenti autonomi e il lavoro dipende dalla capacità e dalla disponibilità personale di chi le ricopre: in questo modo diventa difficile distinguere responsabilità politiche, attività operative e risultati. Una Segreteria composta da molte deleghe non è automaticamente una Segreteria collegiale: la collegialità esiste quando le persone condividono informazioni, priorità e responsabilità e quando le questioni che attraversano più ambiti vengono affrontate insieme.

Impegno concreto

Intendiamo costruire la Segreteria nazionale a partire dalla visione politica espressa dal Congresso e dalle competenze necessarie per realizzarla.

Ogni delega si inserisce dentro una direzione comune, avendo responsabilità riconoscibili, obiettivi di mandato, strumenti di lavoro e momenti di restituzione e verifica.

L’esistenza di una delega non determina una titolarità esclusiva su quel tema , che rimane parte della responsabilità politica complessiva dell’associazione.

Proponiamo inoltre che le deleghe diventino spazi di lavoro collettivo. Le persone delegate possono costruire intorno alle proprie responsabilità gruppi che coinvolgano persone consigliere, attiviste e competenze presenti nei territori. Questo permetterà di ampliare la capacità di intervento dell’associazione, mettere in relazione il lavoro nazionale con ciò che accade localmente e allargare il numero di persone che partecipano alla costruzione e all’attuazione delle politiche di Arcigay. I gruppi di lavoro saranno anche luoghi di formazione, crescita e ricambio , nei quali nuove persone potranno acquisire competenze, conoscere il funzionamento dell’associazione e assumere progressivamente responsabilità.

Nella pratica, all’inizio del mandato la Segreteria traduce la mozione congressuale in una programmazione quadriennale e in piani operativi capaci di individuare priorità, obiettivi, responsabilità, tempi e risorse. Il lavoro viene verificato periodicamente collegialmente e restituito al Consiglio Nazionale , rendendo visibili risultati, criticità e scostamenti rispetto agli obiettivi. Quando una difficoltà emerge, la verifica deve consentire di intervenire, redistribuire il lavoro o modificare gli strumenti, senza aspettare la fine del mandato.

Una Segreteria politica non deve diventare una struttura che svolge direttamente ogni attività. Il suo compito è orientare, assumere decisioni nell’ambito delle proprie competenze, coordinare politicamente e verificare l’attuazione. La gestione quotidiana delle risorse, dei processi e delle attività tecniche deve essere organizzata attraverso una struttura professionale dedicata. È questa distinzione a rendere possibile una Segreteria più politica, non meno operativa nei risultati.

La Conferenza Biennale

Un mandato quadriennale non può essere verificato soltanto al Congresso successivo. Nella distanza tra un Congresso e l’altro possono cambiare la situazione politica, i bisogni delle comunità, le condizioni dei territori e le stesse priorità dell’associazione.

Impegno concreto

Proponiamo l’introduzione di una Conferenza Biennale come spazio politico nazionale di verifica, orientamento e apertura a metà mandato.

La Conferenza Biennale non è un nuovo organo e non sostituisce il Consiglio Nazionale: proponiamo uno spazio più ampio nel quale l’associazione possa osservare ciò che ha realizzato, leggere ciò che è cambiato e discutere come affrontare i due anni successivi.

Nella pratica: la Conferenza sarà convocata indicativamente a metà del mandato e sarà aperta a una partecipazione più ampia di quella degli organi statutari, coinvolgendo territori, Reti, persone attive nell’associazione e, quando utile, interlocutori e alleanze esterne. Riceverà una restituzione sullo stato di attuazione della mozione, utilizzando dati e analisi prodotti dal sistema di conoscenza e raccogliendo contributi provenienti dai diversi luoghi dell’associazione. L’esito sarà un documento di orientamento che verrà restituito nel circuito democratico del Consiglio Nazionale , al quale spetterà assumere le eventuali decisioni e aggiornare priorità, obiettivi e strumenti.

Verificare vuol dire anche poter correggere. La mozione congressuale deve restare uno strumento vivo per tutti i quattro anni , non un documento che vincola l’associazione a strumenti diventati inadeguati. Il Congresso definisce la direzione politica; il Consiglio Nazionale deve aggiorna la programmazione alla luce dei risultati e delle trasformazioni del contesto, mantenendo fermo il mandato politico ricevuto.

3.2 | Un Consiglio Nazionale efficace e accessibile

La qualità del funzionamento del Consiglio Nazionale incide fortemente sulla qualità della democrazia interna di Arcigay e sulla capacità dell’associazione di produrre politica.

Attualmente il tempo a disposizione del Consiglio viene spesso assorbito dalla quantità delle questioni da affrontare. Ordini del giorno molto densi, comunicazioni, questioni gestionali e conflitti interni possono sottrarre spazio all’elaborazione; alcuni punti vengono rinviati da una seduta all’altra fino a perdere attualità e le discussioni non sempre terminano con un esito riconoscibile. A questo si aggiunge una forte asimmetria nell’accesso alla discussione: conoscere precedenti, procedure, linguaggi e dinamiche associative richiede spesso un patrimonio di informazioni informali che favorisce chi frequenta da più tempo gli spazi nazionali.

Impegno concreto

Il nostro obiettivo è restituire al Consiglio Nazionale tempo e strumenti per esercitare pienamente la propria funzione politica.

Ogni seduta deve essere costruita distinguendo chiaramente ciò che serve a informare, ciò che richiede approfondimento, ciò che deve produrre un orientamento e ciò che necessita di una deliberazione. Le questioni più complesse devono poter essere preparate prima mediante la condivisione di dati e documenti e l’attraversamento di appositi spazi di discussione.

L’Ufficio di Presidenza del Consiglio Nazionale

L’efficacia dei lavori del Consiglio Nazionale dipende direttamente dalla qualità della sua preparazione. Un organismo numeroso come il CN non può organizzare efficacemente il proprio lavoro se la costruzione dell’ordine del giorno, la raccolta dei materiali e la definizione dei tempi avvengono soltanto a ridosso delle sedute. Questo tende a premiare chi dispone già delle informazioni e rende più difficile affrontare questioni che richiedono preparazione.

Impegno concreto

Proponiamo di rafforzare la funzione dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio Nazionale come strumento di cura del processo consiliare , senza l’attribuzione di competenze politiche autonome rispetto al Consiglio.

Nella pratica: l’Ufficio di Presidenza lavorerà anche tra una seduta e l’altra, raccoglie le esigenze di discussione provenienti dai territori e dagli organismi nazionali, organizza con la Presidenza la preparazione dei lavori, verifica che documenti e materiali siano disponibili e contribuisce a costruire tempi e modalità delle discussioni. La sua funzione è fare in modo che il Consiglio arrivi alle proprie sedute sapendo cosa deve discutere e perché, senza anticiparne né sostituirne le decisioni.

Accessibilità e attraversabilità del Consiglio Nazionale

Rendere il Consiglio Nazionale più efficace significa anche renderlo realmente attraversabile. Costi degli spostamenti, tempi di lavoro e di vita, condizioni economiche, accessibilità degli spazi, conoscenza della storia delle discussioni e familiarità con le procedure producono possibilità molto diverse di partecipazione.

Queste differenze diventano particolarmente evidenti per chi entra per la prima volta in Consiglio.

Impegno concreto

Proponiamo di introdurre strumenti di accoglienza e accompagnamento per le nuove persone consigliere: materiali semplici sul funzionamento dell’associazione, documentazione sulle principali decisioni precedenti, riunioni preliminari di orientamento, occasioni di formazione e confronto e un gruppo di accoglienza capace di aiutare a orientarsi nei primi mesi.

Vogliamo inoltre sperimentare pratiche che rendano gli spazi del CN più accessibili e sicuri , a partire da strumenti semplici come targhette per l’indicazione di nome, pronomi e Comitato di appartenenza e da modalità di facilitazione che favoriscano una distribuzione più ampia della parola.

La partecipazione politica ha anche una dimensione materiale. Distanze e costi incidono in modo diverso sulle persone e sui territori.

Impegno concreto

Promuoviamo l’iniziativa per la costruzione di un fondo che sostenga la partecipazione delle persone consigliere ai Consigli Nazionali , con particolare attenzione alle situazioni nelle quali il costo della partecipazione costituisce una barriera reale.

Essere persona consigliera significa infine assumere una responsabilità fiduciaria nei confronti del proprio territorio e dell’intera associazione. Partecipare non significa soltanto essere presenti alle votazioni: significa contribuire alle discussioni, informarsi, portare il punto di vista del proprio territorio e riportare sul territorio ciò che viene discusso e deciso a livello nazionale. La circolazione delle informazioni è parte della responsabilità democratica.

3.3 | Più spazi di elaborazione politica

L’elaborazione politica ha bisogno di continuità, tempo e luoghi dedicati. Se il Consiglio Nazionale è il luogo nel quale assumere indirizzi e decisioni, il confronto e l’approfondimento devono poter proseguire anche tra una seduta e l’altra. Spazi intermedi permettono di affrontare questioni complesse, mettere in relazione esperienze territoriali e competenze differenti e preparare proposte capaci di alimentare il lavoro del Consiglio e della Segreteria.

Reti identitarie e Reti tematiche

Negli anni le Reti hanno permesso a persone provenienti da territori diversi di incontrarsi, organizzarsi, condividere esperienze e produrre elaborazione comune , aprendo possibilità di partecipazione nazionale anche a chi non ricopre incarichi formali.

L’attuale formulazione statutaria non riconosce esplicitamente tutti i luoghi formali di elaborazione politica e di lavoro su specifici temi. La mancanza di una cornice pienamente coerente e comune è a nostro parere un limite.

Impegno concreto

Vogliamo riconoscere pienamente sia le Reti identitarie che le Reti tematiche, valorizzando entrambe nelle loro funzioni differenti e complementari.

Le Reti identitarie sono spazi di autodeterminazione, empowerment ed elaborazione politica delle soggettività che le attraversano: fanno emergere esperienze, bisogni, punti di vista e priorità e contribuiscono a trasformarli in patrimonio dell’intera associazione.

Le Reti tematiche mettono invece in relazione persone, competenze ed esperienze territoriali intorno a specifici ambiti di interesse , favorendo approfondimento, scambio di pratiche e produzione di proposte.

Per rendere strutturale questa scelta proponiamo il riconoscimento delle Reti, affinché non siano circoscritte alle sole forme di auto-organizzazione fondate su specificità identitarie. Inoltre, il riconoscimento della differenza tra le due tipologie di Rete deve convivere con una cornice organizzativa comune.

Quindi, proponiamo che ogni Rete venga riconosciuta dal Consiglio Nazionale insieme a un proprio regolamento interno, elaborato dalla Rete stessa, che dovrà definire con chiarezza modalità di partecipazione, organismi e responsabilità interne, criteri e tempi di rinnovo, forme di trasparenza, modalità di elaborazione delle proposte e rapporto con Segreteria e Consiglio Nazionale. La scelta di dotare tutte le reti di un regolamento è un’operazione consapevolmente politica. Il regolamento dovrà essere votato dal Consiglio Nazionale permettendo di collettivizzare il lavoro svolto dalle Reti, di renderlo oggetto di un confronto ampio, trasparente e condiviso e di chiarire la sua collocazione all’interno l’associazione.

Vogliamo un’Arcigay in cui ogni rivendicazione attraversi davvero tutte le persone. Le elaborazioni prodotte devono poter circolare ed entrare nel lavoro degli organismi politici. Le Reti non sono articolazioni distaccate dal resto dell’associazione e non hanno una titolarità esclusiva sui temi. Consiglio Nazionale e Segreteria hanno la responsabilità di garantire ascolto, interlocuzione e restituzione rispetto alle proposte ricevute dalle Reti, nel rispetto delle esperienze delle soggettività che le attraversano. Tuttavia il compito di fare sintesi spetta agli organismi ai quali l’associazione ha affidato il mandato democratico di compierla.

Accanto alle Reti servono strumenti capaci di lavorare con continuità su obiettivi specifici. La Segreteria non può possedere al proprio interno tutte le competenze necessarie né può affrontare ogni questione complessa con il lavoro individuale delle persone delegate.

Impegno concreto

Proponiamo di strutturare Commissioni come ausili della Segreteria Nazionale, costituite per approfondire e/o sviluppare proposte, accompagnare progetti o sostenere il lavoro collegato a una responsabilità politica.

Le Commissioni amplieranno le competenze disponibili senza diventare nuovi centri decisionali. Nella pratica: quando istituirà una Commissione, la Segreteria ne definirà esplicitamente finalità, composizione, persona referente, modalità di lavoro, durata quando necessaria e risultati attesi. La Commissione riferirà alla Segreteria che l’ha istituita e restituirà il lavoro svolto attraverso documenti, proposte, pareri, strumenti o altri output coerenti con il mandato ricevuto. Non disporrà di autonomia economica: eventuali risorse necessarie al proprio lavoro passeranno attraverso le ordinarie responsabilità di Tesoreria e amministrazione.

Le Commissioni devono poter coinvolgere persone consigliere, competenze provenienti dai territori e, quando utile, professionalità esterne. La qualità di questi spazi non si misura dal numero di gruppi attivati ma dalla loro capacità di produrre un risultato riconoscibile e farlo rientrare nel processo politico dell’associazione.

Reti e Commissioni collegate alle deleghe saranno anch’esse luoghi di formazione, crescita e ricambio. Partecipare al livello nazionale non richiederà necessariamente di possedere già una carica: questi spazi potranno permettere a nuove persone di conoscere l’associazione, mettere a disposizione competenze, costruire relazioni e sperimentare progressivamente l’assunzione di responsabilità..

3.4 | Un’infrastruttura tecnica a sostegno dell’associazione

La crescita di Arcigay ha aumentato la quantità e la complessità delle funzioni necessarie alla vita nazionale dell’associazione. Amministrazione, progettazione, programmazione, comunicazione, fundraising, supporto giuridico, infrastruttura informatica, raccolta dei dati e monitoraggio richiedono continuità, coordinamento e competenze specifiche.

Quando queste attività dipendono prevalentemente dalla disponibilità delle persone volontarie elette negli organi sociali, da collaborazioni isolate o da competenze concentrate nelle singole persone, le responsabilità politiche vengono assorbite dalla gestione quotidiana , le funzioni tecniche lavorano in modo frammentato e ogni avvicendamento rischia di produrre perdita di informazioni, procedure, relazioni e memoria.

Impegno concreto

Intendiamo costruire un’Area staff tecnico stabile e coordinata, capace di sostenere gli organismi politici e l’intera rete territoriale.

Professionalizzare alcune funzioni significa rendere l’associazione capace di realizzare con continuità ciò che la politica decide.

La costruzione di questa infrastruttura dovrà accompagnare progressivamente l’intero mandato, individuando priorità e funzioni da consolidare in relazione ai bisogni dell’associazione e alle risorse disponibili, con l’obiettivo di costruire nel tempo una struttura stabile, competente e sostenibile.

Vogliamo portare la sostenibilità del lavoro professionale e volontario nella programmazione ordinaria. Distribuzione dei carichi, chiarezza delle responsabilità, strumenti adeguati, condizioni di lavoro dignitose e prevenzione del burnout sono elementi della solidità organizzativa. Nessuna funzione essenziale può più dipendere dalla disponibilità permanente o dall’insostituibilità di poche persone.

L’Area staff tecnico sarà articolata in sei macroaree strettamente connesse tra loro : area amministrativa, Area giuridica e legale, Area della Progettazione e Programmazione, Area di Comunicazione, Area Fundraising e Area dei Sistemi Informativi. La loro strutturazione potrà avvenire progressivamente sulla base delle risorse disponibili, ma le funzioni devono essere riconoscibili fin dall’inizio del mandato.

Direzione generale

Il punto di raccordo della nostra struttura tecnica è la Direzione generale. Il problema attuale è la sovrapposizione possibile tra chi assume la responsabilità politica di una priorità e chi deve organizzare quotidianamente persone, processi, tempi, strumenti e risorse per realizzarla. Quando entrambe le funzioni ricadono sulle stesse persone, la Segreteria rischia di essere assorbita dall’operatività e la struttura tecnica di non avere un coordinamento unitario.

Impegno concreto

Proponiamo di introdurre una Direzione generale con funzione professionale e organizzativa, distinta dalla leadership politica.

La Segreteria risponde alla domanda dove deve andare Arcigay; la Direzione generale alla domanda come organizziamo persone, strumenti e processi perché quelle decisioni producano risultati.

Nella pratica, la Direzione generale riceverà dalla Segreteria priorità e obiettivi, li tradurrà in programmazione operativa, coordinerà le diverse aree tecniche, organizzerà il calendario delle attività, verificherà avanzamento e criticità e restituisce periodicamente alla Segreteria lo stato di attuazione. Coordinerà personale, collaborazioni e processi organizzativi nel rispetto delle competenze degli organi associativi e garantirà il raccordo tra le diverse funzioni. Non assumerà autonomamente indirizzi politici, non rappresenterà una seconda Segreteria e non sostituirà gli organi eletti.

Area amministrativa

La crescente complessità di scadenze, contratti, rapporti di lavoro, pagamenti, rendicontazioni e procedure, rende fragile una gestione distribuita informalmente tra progetti e persone differenti.

Impegno concreto

Vogliamo riconoscere formalmente l’amministrazione come funzione stabile della struttura nazionale, senza sovrapporla alle responsabilità statutarie della Tesoreria.

Nella pratica, l’area cura i flussi documentali e amministrativi, supporta la contabilità, gestisce le procedure collegate a pagamenti, contratti, fornitori e progetti, presidia le scadenze e mette a disposizione di Tesoreria, Direzione generale e organismi competenti informazioni aggiornate per la programmazione economica. Procedure e documenti devono essere archiviati in modo ordinato e accessibile, così che la continuità amministrativa non dipenda dalla memoria delle singole persone.

Area giuridica e legale

La legislazione incide sulle vite delle persone LGBTQIA+. Per influire sui processi legislativi non basta formulare un obiettivo politico: occorre saperlo tradurre in norme, emendamenti e proposte tecnicamente solide. Questo richiede competenze specifiche.

Impegno concreto

Proponiamo di istituire una funzione stabile di supporto giuridico e legislativo capace di mettere competenze professionali a disposizione dell’azione associativa.

Si tratterà di una funzione tecnica e di servizio : non interpreterà lo Statuto o i regolamenti associativi, non dirimerà controversie interne, non interverrà nei procedimenti disciplinari e non si sostituirà in alcun modo al Collegio di Garanzia, cui restano integralmente affidate le competenze previste dallo Statuto.

Nella pratica: l’area monitorerà legislazione e giurisprudenza di interesse per Arcigay, produrrà note tecniche, modelli, vademecum e strumenti operativi, supporterà il nazionale e i Comitati nella predisposizione e verifica di convenzioni, protocolli, contratti, atti e altri documenti e mette a disposizione consulenza sulle questioni giuridiche connesse alle loro attività. Su mandato degli organismi politici, tradurrà inoltre gli obiettivi dell’associazione in proposte normative: redigerà proposte di legge, articolati, emendamenti, memorie tecniche e proposte di modifica ai testi in discussione, fornendo gli strumenti necessari per l’interlocuzione con Parlamento, Regioni, enti locali e altre istituzioni. Organizzerà infine formazione e documentazione condivisa, affinché le competenze giuridiche diventino patrimonio stabile della rete.

Area della progettazione e programmazione

Abbiamo bisogno di risorse per realizzare gli obiettivi dell’associazione. Eppure, troppo spesso rischiamo che progetti e bandi diventino una successione di opportunità da inseguire, costruendo così attività in funzione delle fonti di finanziamento.

Impegno concreto

Intendiamo unire progettazione e programmazione dentro una funzione che colleghi mandato politico, attività, risorse e risultati. Sono le priorità politiche a generare progettazione, non i bandi a determinare le priorità.

Nella pratica: l’area manterrà il quadro della programmazione, monitorerà l’avanzamento dei progetti, individuerà opportunità coerenti, sosterrà la costruzione di progettazioni nazionali e interterritoriali e verifica prima della candidatura la coerenza tra opportunità, obiettivi politici, capacità organizzativa e sostenibilità. Coordinerà inoltre il sistema di conoscenza, affinché dati ed esperienze provenienti dai territori possano migliorare progettazione e programmazione e i risultati dei progetti tornino a loro volta a disposizione della rete territoriale. L’area potrebbe infine rispondere alla funzione di formazione alla progettazione e segnalazione bandi per i Comitati.

Area del fundraising

Avere una struttura economica eccessivamente dipendente dalle singole opportunità progettuali, rende più difficile programmare attività autonome e investimenti di medio periodo.

Impegno concreto

Vogliamo trasformare il fundraising in una funzione strutturale, capace di ampliare e diversificare le risorse libere dell’associazione e sostenere nel tempo gli obiettivi politici.

Nella pratica: l’area realizzerà una programmazione annuale della raccolta fondi, svilupperà campagne rivolte a persone socie e sostenitrici accompagnando 5x1000, donazioni e partnership e misura costi e risultati delle diverse attività. Lavorerà costantemente con programmazione, comunicazione, amministrazione e Tesoreria e metterà strumenti e competenze a disposizione dei territori. La compatibilità politica delle fonti e delle partnership resterà una responsabilità degli organismi dell’associazione.

Area della comunicazione

La comunicazione è ciò che ci rende visibili. Oggi la nostra comunicazione è prevalentemente reattiva, senza una programmazione sufficientemente collegata alle priorità politiche.

Impegno concreto

Proponiamo di rendere la comunicazione una funzione professionale stabile che traduca l’indirizzo politico in strategie, campagne, strumenti e contenuti, senza attribuire all’area tecnica la responsabilità di definire autonomamente le posizioni dell’associazione.

Vogliamo far tornare Arcigay interlocutrice sui nostri temi.

Nella pratica: l’area si impegnerà a costruire una programmazione editoriale coerente con le priorità politiche, curerà i canali nazionali e le relazioni con i media, sosterrà la produzione delle campagne, metterà a disposizione dei territori materiali e strumenti comuni, valorizzerà le iniziative locali e misurerà i risultati delle attività di comunicazione. Contenuti, archivi, contatti e asset verranno conservati come patrimonio dell’associazione.

Area del sistema informativo

Sono oggi presenti una serie di fragilità tecniche che incidono sulla sicurezza, sull’efficienza e sulla capacità della nostra organizzazione di conservare la propria memoria.

Impegno concreto

Proponiamo di strutturare formalmente un Sistema Informativo come infrastruttura comune del nazionale e progressivamente come supporto alla rete.

Nella pratica: l’area gestirà piattaforme, account, permessi, strumenti di collaborazione e repository; attuerà le procedure per l’apertura e la chiusura degli accessi al cambio di ruoli e responsabilità; curerà continuità operativa, backup e sicurezza; presidierà l’helpdesk interno attraverso il quale richieste e problemi verranno presi in carico, tracciati e trasformati, quando ricorrenti, in procedure e soluzioni disponibili a tutta la rete, organizzerà attività di supporto e formazione per le infrastrutture informative dei comitati.

Area del sistema di trasmissione della conoscenza

Arcigay produce ogni giorno una quantità enorme di conoscenza attraverso i Comitati, i servizi, i progetti, le campagne, le relazioni istituzionali e il lavoro politico. Oggi una parte importante di questa conoscenza viene dispersa. Per conoscenza intendiamo quei saperi, pratiche e strumenti da mettere a sistema.

Dati e informazioni vengono spesso raccolti per necessità diverse, con strumenti differenti, oppure rimangono patrimonio di singoli progetti e territori. Il nazionale conosce solo parzialmente ciò che accade nella rete dei comitati e ai territori viene chiesto di fornire dati senza sempre ricevere una restituzione utile, spesso con fatica riesce a tenere traccia persino del lavoro fatto dalla segreteria, dalle funzioni tecniche e dai consigli nazionali.

Impegno concreto

Vogliamo costruire un sistema nazionale di conoscenza come processo trasversale a tutta la struttura tecnica e politica attraverso un sistema nazionale di conoscenza che consentirà di trasformare l’esperienza diffusa dell’associazione in conoscenza condivisa e utilizzabile, garantendo così anche trasparenza. Lo faremo attraverso l’ampliamento e la sistematizzazione dell’attuale Intranet associativa in cui confluiranno sia contributi dal nazionale che dai comitati.

Vogliamo definire un set essenziale e sostenibile di informazioni comuni a livello nazionale , costruendo un registro e un cruscotto aggiornabili nel tempo. I Comitati alimenteranno il sistema e riceveranno restituzioni, analisi e strumenti utili alla propria attività. Il sistema produrrà rapporti periodici per Consiglio Nazionale e Conferenza biennale, mettendo i dati a disposizione di programmazione, progettazione, comunicazione, advocacy e valutazione.

La raccolta sarà costruita in modo da rendere utilizzabili dati, casi e informazioni anche per la reportistica europea e internazionale. Il monitoraggio prodotto dai Comitati, integrato con il lavoro già realizzato a livello nazionale, potrà alimentare shadow report e contributi destinati agli organismi di monitoraggio sui diritti umani e sullo Stato di diritto, a partire da ECRI, Universal Periodic Review delle Nazioni Unite e Rule of Law Report dell’Unione europea. In questo modo ciò che accade localmente diventerà anche uno strumento di pressione e advocacy sovranazionale.

Il flusso dovrà funzionare anche nella direzione opposta : standard, dati comparativi, pratiche e strumenti prodotti nelle reti europee e internazionali saranno raccolti, tradotti e messi a disposizione degli organismi nazionali e dei Comitati migliorando politiche, servizi e capacità organizzativa.

La conoscenza serve a decidere meglio e a rendere immediatamente operativa la segreteria nazionale al suo insediamento, garantendo così un passaggio di consegne efficace e rapido.

L’intera infrastruttura tecnica e politica dovrà funzionare come un sistema unitario. Procedure condivise, strumenti comuni, riunioni periodiche di coordinamento e archivi organizzativi ridurranno frammentazioni e sovrapposizioni. Conoscenze, procedure, contatti, documenti e memoria devono appartenere all’associazione, non alle persone che temporaneamente li custodiscono.

3.5 | Il sistema nazionale dei servizi

La rete dei servizi rappresenta una delle infrastrutture più rilevanti costruite da Arcigay nei territori. Centri Antidiscriminazione, Checkpoint, le helpline e gli altri servizi sviluppati dai Comitati producono risposte, competenze e conoscenza e costituiscono uno dei principali luoghi nei quali l’associazione incontra concretamente i bisogni delle persone.

Fino ad oggi la crescita di questa rete non è stata accompagnata in modo uniforme da strumenti nazionali di coordinamento, documentazione e supporto. Esperienze molto avanzate convivono con territori che stanno iniziando a costruire servizi, modelli, protocolli e materiali sviluppati ma localmente non sempre circolano la raccolta dei dati e la valutazione della qualità rimangono frammentate.

Impegno concreto

Proponiamo di istituire un sistema nazionale dei servizi che rafforzi la capacità dei Comitati, valorizzandone responsabilità e autonomia. Un’infrastruttura organizzativa nazionale capace di mettere in relazione i servizi e le competenze esistenti, favorendo coordinamento, scambio e sviluppo condiviso.

Partendo dalla mappatura già esistente dei servizi attivi, intendiamo costruire, con i territori, standard minimi, procedure comuni e protocolli condivisi adattabili alle differenti tipologie di servizio e ai diversi contesti. Il nazionale dovrà mettere a disposizione formazione, aggiornamento e supporto tecnico e organizzare strumenti comuni di monitoraggio, raccolta dei dati e valutazione della qualità.

Sarà fondamentale occuparsi della circolazione delle pratiche. Modelli organizzativi, protocolli, materiali, strumenti e soluzioni sperimentate nei territori devono poter essere documentati, adattati e messi a disposizione dell’intera associazione, riducendo la necessità che ogni Comitato debba ricostruire autonomamente ciò che è già stato sviluppato altrove.

L’obiettivo non è centralizzare la gestione dei servizi, ma costruire una capacità nazionale di supporto che permetta ai territori di operare con maggiore solidità, accedere più facilmente a competenze e opportunità e ridurre la necessità di ricostruire localmente strumenti già disponibili nella rete.

Anche in vista della riorganizzazione dell’UNAR e del trasferimento delle sue funzioni al nuovo Organismo per la parità (OPA), questo sistema può aiutarci a sviluppare una strategia di advocacy e interlocuzione istituzionale volta a monitorare questo passaggio e a garantire la continuità e il rafforzamento delle politiche nazionali di contrasto alle discriminazioni.

Il sistema dovrà accompagnare sia i Comitati che già gestiscono servizi sia quelli che intendono svilupparne di nuovi , mettendo a disposizione competenze, formazione, strumenti e occasioni di confronto. I dati prodotti dovranno entrare, con le necessarie garanzie e in forma compatibile con la tutela delle persone, nel sistema nazionale di conoscenza e contribuire a leggere bisogni, disuguaglianze territoriali e capacità di risposta della rete.

La definizione politica dei servizi che Arcigay intende sviluppare e il ruolo che dovrebbero avere, fanno parte di un processo ampio interno all'associazione. Vogliamo costruire l’infrastruttura necessaria affinché quelle scelte politiche possano tradursi in azioni consapevoli, sostenibili e capaci, allo stesso tempo, di rafforzare la nostra capacità di advocacy sui tavoli istituzionali.

3.6 | La policy antimolestie e presidio di tutela

La qualità democratica di un’associazione si misura anche dalla capacità di rendere sicuri gli spazi che costruisce e di intervenire quando al loro interno si verificano comportamenti lesivi .

Attualmente l’associazione ha due ordini di problemi: da una parte, senza regole e strumenti condivisi la prevenzione dipende dalla sensibilità dei singoli contesti; dall’altra, una persona che vive una situazione di molestia, abuso o vulnerabilità può trovarsi nella condizione di dover chiedere aiuto attraverso la stessa catena organizzativa nella quale si trova la persona coinvolta. Questo può ostacolare l’emersione e può lasciare prive di strumenti sia le persone coinvolte sia chi assume responsabilità associative.

Impegno concreto

La nostra proposta è di dotare Arcigay di una policy nazionale antimolestie rivolta innanzitutto alla propria vita interna e di accompagnarla con un Presidio di tutela autonomo nella propria funzione.

La policy deve partire dalla prevenzione, chiarire comportamenti attesi, responsabilità e procedure e rendere accessibili gli strumenti di supporto. Il Presidio deve offrire uno spazio riconoscibile di ascolto, orientamento, accompagnamento e protezione. Entrambe queste misure saranno integrate in linea con la regolamentazione e gli standard internazionali in materia, richiesti spesso anche per la progettazione europea.

Nella pratica: la policy prevede formazione, codici di comportamento, procedure conosciute e canali accessibili di segnalazione. Il Presidio sarà raggiungibile attraverso un canale riservato da persone, Comitati e organismi nazionali, senza la necessità di attraversare preventivamente la normale gerarchia associativa. La sua composizione e le relative incompatibilità devono garantire competenza, autonomia, riservatezza e assenza di conflitti di interesse.

Rivolgersi al Presidio non significa automaticamente denunciare una persona né attivare un procedimento disciplinare. Il Presidio fornisce ascolto, dà informazioni sulle possibilità disponibili, valuta insieme alla persona le esigenze di protezione e accompagnamento e attiva gli strumenti previsti dalla policy. Quando la situazione richiede l’intervento degli organi ai quali lo Statuto attribuisce specifiche competenze, la questione viene trasmessa nelle forme previste, senza che il Presidio si trasformi in un tribunale interno o si sostituisca alle sedi statutarie competenti.

Per proteggere l’autonomia di questa funzione, il Consiglio Nazionale ne definisce mandato e garanzie e riceve periodicamente esclusivamente una restituzione aggregata e anonimizzata sui fenomeni emersi e sulle eventuali esigenze di prevenzione. Composizione, trattamento delle informazioni, incompatibilità e procedure devono essere definiti in modo chiaro dalla policy.

La policy deve diventare anche uno strumento a disposizione dell’intera rete territoriale. Il livello nazionale deve accompagnare i Comitati nella sua adozione e applicazione attraverso formazione, modelli e competenze, affinché la prevenzione delle molestie e la cura degli spazi non dipendano esclusivamente dalle risorse disponibili nei singoli territori.

3.7 | Federazione di prossimità, solidale e generativo

La forza di Arcigay proviene direttamente dai territori. È nei Comitati infatti che l’associazione incontra le persone, le comunità, sperimenta servizi e pratiche, organizza pride e mobilitazioni, entra in relazione con istituzioni e società civile e produce una parte fondamentale della propria conoscenza politica.

Il rapporto tra nazionale e territori assume una forma prevalentemente verticale o episodica: il livello nazionale chiede informazioni, adempimenti o partecipazione, mentre i territori non sempre trovano strumenti continuativi di supporto e restituzione.

Impegno concreto

Vogliamo costruire una federazione di prossimità, solidale e generativa, fondato sull’autonomia territoriale e sulla responsabilità reciproca. L’autonomia dei Comitati acquista forza dentro una struttura nazionale capace di connettere territori differenti, mettere in comune opportunità e competenze e trasformare ciò che accade localmente in patrimonio dell’intera associazione.

Questa riforma organizzativa non è quindi un fine burocratico né un semplice efficientamento della struttura nazionale. Deve prepararci a un passaggio strategico nella crescita di Arcigay da semplice associazione di secondo livello a Rete Associativa. Partiamo oggi da oltre settanta realtà che compongono la nostra rete: il lavoro dei prossimi anni deve metterci nelle condizioni di consolidare quelle esistenti, accompagnare nuove affiliazioni e arrivare a quella soglia avendo già costruito le funzioni che rendono una rete realmente utile ai propri enti associati.

Nella pratica, il rapporto deve funzionare in tre direzioni: dal nazionale ai territori, dai territori al nazionale e direttamente tra territori. Il nazionale mette a disposizione strumenti, competenze, formazione e opportunità; ciò che i Comitati sperimentano alimenta il sistema di conoscenza e la costruzione delle politiche nazionali; i territori possono entrare direttamente in relazione per condividere pratiche, costruire collaborazioni e sostenersi reciprocamente.

Diventare Rete Associativa non dovrà essere il punto di partenza per imparare a svolgere questa funzione, ma il riconoscimento formale di una capacità che avremo già costruito e sperimentato . È dentro questa logica che acquistano senso anche le nuove funzioni previste dalla riforma del Capitolo 1. Direzione generale, amministrazione, supporto giuridico e legislativo, progettazione e programmazione, fundraising, sistemi informativi e sistema di conoscenza non servono soltanto a rendere più efficiente il livello nazionale: devono costruire progressivamente un’infrastruttura comune di coordinamento, tutela, rappresentanza, promozione e supporto agli enti associati, coerente con la funzione che il Codice del Terzo Settore attribuisce alle Reti Associative.

Mettere in comune alcune funzioni tecniche non significa centralizzare la politica. Significa evitare che settanta, cento o più associazioni siano costrette a risolvere separatamente gli stessi problemi, sostenendo costi e carichi organizzativi differenti a seconda delle risorse disponibili. La centralizzazione dei servizi aumentarà l’autonomia dei territori: fare insieme ciò che è più efficace condividere per lasciare a ciascun Comitato più risorse per esercitare pienamente la propria responsabilità politica e associativa.

In questo modello i Comitati non sono terminali ai quali applicare una politica costruita altrove. Costituiscono la base federale dell’associazione , concorrono alla formazione del mandato congressuale, partecipano alla costruzione dell’indirizzo attraverso il Consiglio Nazionale e alimentano Reti, gruppi, Commissioni e sistemi di conoscenza con bisogni, proposte, sperimentazioni e competenze. Allo stesso tempo esercitano nel proprio ambito l’autonomia politica e organizzativa riconosciuta dallo Statuto e contribuiscono alla realizzazione delle iniziative comuni dell’associazione.

Impegno concreto

Formazione e accompagnamento devono diventare funzioni strutturali del nazionale. La formazione non può limitarsi a occasioni episodiche: deve accompagnare la crescita delle persone e delle organizzazioni , affrontando formazione politica, gestione associativa, amministrazione, progettazione, fundraising, comunicazione, advocacy, servizi e competenze necessarie all’assunzione di responsabilità.

A questa funzione deve affiancarsi un sistema stabile di accompagnamento alla corretta gestione degli Enti del Terzo Settore . Conformità statutaria, adempimenti RUNTS, bilanci e rendicontazione, gestione del volontariato, del personale dipendente, consulente o comunque inteso, trattamento e protezione dei dati, sicurezza e aggiornamento normativo devono poter contare su competenze e strumenti comuni. Vogliamo costruire progressivamente un sistema di monitoraggio organizzativo che permetta di conoscere lo stato della rete, individuare fragilità prima che diventino emergenze e attivare supporto quando necessario. Accompagnare significa mettere a disposizione competenze e strumenti senza sostituirsi all’autonomia del territorio, costruendo insieme risposte adeguate al contesto.

I territori devono poter trovare nel nazionale un interlocutore nelle differenti fasi della propria vita associativa: nella nascita e nel consolidamento di un Comitato, nei passaggi di responsabilità, nelle difficoltà organizzative, nello sviluppo di servizi e progetti e nell’accesso a opportunità e risorse.

Questo richiede di superare la contrapposizione tra Comitati “grandi” e “piccoli”. Dimensione associativa, risorse economiche, storia, caratteristiche geografiche, presenza di servizi pubblici, relazioni istituzionali e condizioni sociali producono possibilità differenti. Allo stesso tempo ogni territorio sviluppa esperienze che possono rappresentare una risorsa per altri. Un Comitato può avere bisogno di sostegno in un ambito ed essere contemporaneamente portatore di una competenza avanzata in un altro.

La futura Rete Associativa deve rendere questa solidarietà concretamente esigibile. La dimensione complessiva di Arcigay deve continuare - come già fatto in questo mandato - e mettere a disposizione strumenti amministrativi, fiscali e giuridici condivisi, modelli di atti e statuti, policy e informative GDPR e registri trattamento dati, piattaforme gestionali, supporto alla contabilità e al tesseramento, formazione specialistica e convenzioni nazionali per servizi ricorrenti. Può inoltre aumentare la capacità negoziale comune nell’accesso a assicurazioni, servizi bancari, strumenti digitali e altre prestazioni necessarie alla vita associativa. Le economie di scala prodotte dalla rete devono diventare un vantaggio soprattutto per chi, da solo, avrebbe meno possibilità di accedervi.

Essere un’associazione nazionale significa inoltre leggere le disuguaglianze territoriali che attraversano il Paese. Vogliamo farlo assumendo anche uno sguardo meridionalista , capace di riconoscere le condizioni specifiche nelle quali operano i Comitati del Sud e, contemporaneamente, la capacità politica che questi territori esprimono.

Questa prospettiva rifiuta una rappresentazione del Sud costruita esclusivamente attraverso ciò che gli manca. Pride, servizi, relazioni istituzionali, campagne, pratiche associative e mobilitazioni sviluppate nei territori meridionali costituiscono un patrimonio dell’intera Arcigay. Riconoscerlo non significa negare le disuguaglianze materiali. Accesso ai finanziamenti, disponibilità dei servizi pubblici, mobilità, distanze, presenza di aree interne e opportunità di costruire reti e interlocuzioni istituzionali incidono concretamente sulla possibilità di azione. La risposta non è misurare tutti i territori sullo stesso modello, ma mettere ciascuno nelle condizioni di sviluppare pienamente le proprie capacità.

Inoltre, la prospettiva della Rete Associativa rafforza precisamente questa idea di solidarietà. La sussidiarietà non può significare lasciare ciascun territorio solo con le risorse che possiede. Una struttura comune deve permettere di compensare almeno in parte le disuguaglianze nell’accesso a professionalità, strumenti, opportunità, affinché una differenza di mezzi non si trasformi automaticamente in una differenza nella possibilità di partecipare, organizzare servizi o fare politica.

Per questo vogliamo aggiornare una mappatura delle competenze presenti nella rete, collegandola al sistema di conoscenza.

Alla mappatura delle competenze vogliamo affiancare una conoscenza strutturata degli enti associati, costruita attraverso il sistema informativo nazionale: forma giuridica, iscrizione al RUNTS, principali scadenze e adempimenti, attività e servizi sviluppati, competenze disponibili e bisogni di accompagnamento. Non per classificare i territori, ma per sapere quali strumenti servono, dove servono e quali risorse già presenti nella rete possono essere messe in circolo. Anche la digitalizzazione prevista dalla riforma assume così una funzione politica: conoscere meglio la nostra rete per sostenerla meglio.

Questa mappatura deve comprendere anche le competenze e le relazioni internazionali presenti nell’associazione e nel movimento: persone che partecipano a board, comitati, gruppi di lavoro e network europei e globali rappresentano un patrimonio di conoscenze e relazioni che deve poter essere messo in rete. Vogliamo costruire forme periodiche di raccordo tra queste esperienze e la responsabilità nazionale sulle relazioni internazionali, affinché informazioni, opportunità, elaborazioni e relazioni non rimangano patrimonio delle singole persone ma diventino una risorsa dell’associazione.

Le competenze dei Comitati possono alimentare formazione, affiancamenti, gruppi di confronto e forme di supporto tra territori. Il nazionale non deve essere l’unico luogo dal quale parte la conoscenza: deve diventare l’infrastruttura che permette alla conoscenza già presente nella rete di circolare.

Documentazione, repository, vademecum, raccolte di pratiche e strumenti condivisi devono trasformare quanto viene costruito localmente in patrimonio associativo accessibile e riutilizzabile. La stessa logica deve orientare l’accesso alle opportunità, sostenendo in particolare i territori che dispongono di minori strumenti per intercettarle autonomamente.

Anche la progettazione deve diventare uno strumento di rete. Vogliamo mettere in relazione Comitati con competenze ed esperienze complementari, continuare a costruire partenariati interterritoriali e accompagnare le realtà meno strutturate nell’accesso a bandi regionali, nazionali ed europei. La capacità progettuale deve poter generare opportunità anche per altri, facendo della crescita delle competenze e delle risorse un processo cooperativo e non una competizione interna.

Per noi la sfida consiste nel costruire fin da oggi un’associazione nella quale appartenere alla rete nazionale produca abbastanza valore, protezione e possibilità da rendere naturale la sua crescita. La riforma della struttura prepara questa capacità; il consolidamento delle realtà esistenti e le nuove affiliazioni ne misureranno l’efficacia; il riconoscimento previsto dal CTS ne rappresenterà la conseguenza giuridica.

Un nazionale forte non sostituisce i territori. Li mette nelle condizioni di essere più autonomi, più connessi e più capaci di contribuire alla forza dell’intera associazione.

3.8 | Economie a sostegno del cambiamento

La riorganizzazione proposta in questo capitolo ha bisogno di una strategia economica coerente. Professionalità, strumenti, formazione, servizi, accompagnamento e infrastrutture digitali richiedono risorse e non possono essere costruiti soltanto sulla disponibilità volontaria delle persone.

L’obiettivo che ci diamo deve essere necessariamente costruito in una prospettiva di mandato: non tutte le funzioni potranno essere strutturate immediatamente, ma nei prossimi quattro anni vogliamo creare progressivamente le condizioni economiche e organizzative perché esse possano consolidarsi, diventare stabili e sostenere nel tempo l’ambizione politica dell’associazione.

Una parte significativa delle risorse dell’associazione è legata a singole opportunità progettuali e questo può rendere più difficile costruire una programmazione pluriennale, sostenere funzioni che non sono immediatamente finanziabili attraverso un progetto e investire in capacità organizzativa. Negli ultimi anni abbiamo già iniziato a misurarci con una profonda trasformazione delle forme di finanziamento del Terzo settore. La riduzione e la crescente discontinuità di alcune risorse pubbliche, l’evoluzione della progettazione nazionale ed europea, lo sviluppo del fundraising e il mutamento delle politiche di sostegno da parte del mondo privato ci hanno mostrato quanto sia rischioso dipendere in misura eccessiva da singole fonti di entrata.

Il volontariato resta una componente fondamentale dell’identità, della partecipazione e della capacità di mobilitazione di Arcigay, ma non può sostituire la continuità professionale dove questa è necessaria.

Impegno concreto

La nostra strategia economica si basa sul rafforzamento della diversificazione nelle entrate e sull’aumento progressivo della quota di risorse libere e programmabili.

Diversificare significa costruire maggiore stabilità e ridurre la dipendenza dell’associazione dalle oscillazioni di una singola fonte di finanziamento. Significa soprattutto rafforzare la nostra autonomia: la capacità di scegliere dove investire, programmare attività su un orizzonte pluriennale e sostenere anche quelle funzioni essenziali che difficilmente possono essere finanziate attraverso singoli progetti.

La crescita della struttura dovrà procedere insieme alla crescita della capacità dell’associazione di sostenerla nel tempo. Ogni nuova funzione stabile rappresenta infatti un investimento e genera responsabilità economiche continuative: per questo la professionalizzazione dovrà svilupparsi progressivamente, attraverso una programmazione economica capace di mettere in relazione obiettivi politici, sostenibilità dei costi e capacità di generare nuove risorse.

Progettazione, fundraising e amministrazione devono lavorare insieme perché le risorse economiche sostengano il progetto politico e la crescita dell’organizzazione.

Nella pratica, vogliamo rafforzare contemporaneamente più canali consapevoli che nessuno di essi può garantire da solo la sostenibilità dell’associazione: aumentare la capacità di progettazione nazionale, europea e interterritoriale; rendere più riconoscibile il 5x1000; sviluppare raccolta fondi e donazioni individuali; costruire partnership con aziende, fondazioni e altri soggetti finanziatori coerenti con i nostri valori; valorizzare le competenze dell’associazione attraverso attività formative rivolte anche all’esterno; sperimentare strumenti di autofinanziamento, campagne, eventi e merchandising.

Una maggiore diversificazione delle entrate e, in particolare, la crescita delle risorse libere e non vincolate possono rafforzare l’autonomia politica dell’associazione , ridurre la dipendenza dalle singole opportunità progettuali e permettere di programmare investimenti e attività su un orizzonte pluriennale.

Per noi la sostenibilità economica non è quindi soltanto una condizione gestionale: è una condizione dell’autonomia politica di Arcigay e della possibilità di dare continuità alle proprie scelte.

La relazione tra politica e risorse deve però restare inequivocabile: la ricerca di finanziamenti deve essere guidata dalle priorità politiche di Arcigay e non determinarle. Fonti di finanziamento, donazioni di particolare rilevanza e partnership devono essere valutate attraverso criteri politici condivisi e trasparenti, coerenti con i valori, le posizioni e gli obiettivi dell’associazione.

La costruzione del bilancio preventivo è uno strumento politico fondamentale per il governo dell’associazione. Proponiamo che la Segreteria coinvolga e informi per tempo il Consiglio Nazionale nelle fasi di scrittura e definizione dello stesso.

In questa strategia il tesseramento rappresenta contemporaneamente una risorsa economica, politica e di partecipazione. La tessera esprime appartenenza, amplia la base democratica e sostiene concretamente tanto i Comitati quanto la dimensione nazionale. Vogliamo rilanciare una grande campagna nazionale di tesseramento , sostenuta anche dagli strumenti digitali, capace di raccontare il valore dell’appartenenza ad Arcigay, raggiungere persone che non frequentano direttamente i nostri spazi, rafforzare la base sociale e offrire ai territori strumenti comuni per promuovere l’adesione.

Perché questa strategia sia concretamente realizzabile, fundraising e progettazione diventano funzioni strutturali dell’organizzazione , dotate di competenze professionali, obiettivi e risorse e capaci di lavorare in stretto raccordo con Tesoreria, amministrazione, comunicazione, Direzione generale e organismi politici.

La struttura tecnica non deve essere pensata soltanto come un insieme di funzioni da finanziare, ma come un investimento nella capacità dell’associazione di produrre risultati e costruire nuova sostenibilità. Una progettazione più solida può ampliare le opportunità accessibili all’associazione e ai territori; un fundraising strutturato può accrescere le risorse libere; un’amministrazione competente permette di gestire attività e progettualità più complesse; una programmazione economica consente di scegliere consapevolmente dove investire.

Vogliamo così costruire nel corso del mandato un circuito virtuoso nel quale crescita organizzativa e sostenibilità economica si rafforzino reciprocamente, facendo della struttura tecnica uno degli strumenti attraverso cui Arcigay aumenta progressivamente la propria autonomia, la propria capacità di azione e la possibilità di sostenere nel tempo il progetto politico che si è data.

3.9 | Una nuova cultura del potere

Le trasformazioni del modello organizzativo e della governance proposte in questo capitolo convergono verso un obiettivo più profondo: costruire una nuova cultura del potere dentro Arcigay.

Cambiare strutture, ruoli e processi non è un esercizio puramente organizzativo. Significa intervenire sulle condizioni concrete attraverso le quali il potere si forma, viene distribuito e viene esercitato nell’associazione.

Assumere una prospettiva transfemminista significa, anche nella vita interna dell’associazione, interrogare il modo in cui genere, ruoli, accesso alle informazioni, disponibilità di tempo e riconoscimento delle competenze possono produrre asimmetrie di potere, e costruire pratiche capaci di ridistribuirlo.

Impegno concreto

Vogliamo rifiutare personalismi, concentrazioni informali di potere e meccanismi che rendono ruoli, informazioni, competenze e relazioni patrimonio di poche persone.

A questo servono le misure concrete che abbiamo descritto: una governance più collegiale e leggibile, responsabilità definite, processi decisionali trasparenti, maggiori spazi di partecipazione, una struttura tecnica capace di sostenere le funzioni dell’associazione, strumenti di supporto ai territori, circolazione delle competenze e delle informazioni, capacità di programmazione e sostenibilità economica.

Nella nostra visione il potere è responsabilità. Assumere un ruolo significa ricevere temporaneamente un mandato dall’associazione e mettersi al servizio di un progetto collettivo. Le responsabilità non sono spazi personali da occupare o posizioni da conservare, ma funzioni da esercitare nell’interesse dell’intera organizzazione , sulla base di obiettivi riconoscibili e attraverso momenti di confronto, restituzione e verifica.

Per questo vogliamo diffondere modelli di leadership democratica, collegiale e generativa, capaci non di rendersi indispensabili ma di costruire continuamente le condizioni perché altre persone possano assumere responsabilità. Esercitare un ruolo significa condividere informazioni e competenze, coinvolgere nuove persone, costruire affiancamenti, trasmettere la memoria dell’associazione e preparare il ricambio.

Il ricambio non deve essere vissuto come una crisi o come una perdita di potere, ma diventare una pratica ordinaria e intenzionale della vita associativa. Un ruolo è stato esercitato bene anche quando, alla sua conclusione, altre persone sono nelle condizioni di assumerlo senza dover ricostruire da capo competenze, contatti, documenti e relazioni.

Una diversa cultura del potere riguarda anche il modo in cui distribuiamo il lavoro e ci prendiamo cura delle persone che lo svolgono. La concentrazione di responsabilità e carichi sulle stesse persone produce contemporaneamente squilibri di potere, sovraccarico e fragilità organizzativa. La disponibilità illimitata di alcune persone non può essere il presupposto del funzionamento di Arcigay.

Distribuire il lavoro, costruire gruppi e affiancamenti, permettere di comunicare una situazione di sovraccarico, ridefinire un impegno e lasciare una responsabilità senza che l’organizzazione si blocchi sono contemporaneamente pratiche di democrazia e di cura. Prendersi cura delle persone significa anche costruire organizzazioni che non abbiano bisogno di consumarle per funzionare.

Questa cultura deve riflettersi anche nel modo in cui attraversiamo il dissenso e il conflitto. Arcigay è una comunità politica e il confronto tra posizioni differenti è una componente necessaria della sua vita democratica. Non vogliamo un’associazione nella quale il conflitto venga rimosso; vogliamo un’associazione capace di attraversarlo anche duramente senza trasformare il dissenso politico in conflitto personale e senza fare dell’appartenenza a gruppi o reti informali una condizione per poter incidere.

La trasparenza ha in questo una funzione essenziale. Quando sono chiari il luogo nel quale una decisione viene assunta, il mandato di chi la assume, gli strumenti attraverso cui è possibile contribuire e le modalità con cui viene restituita, diminuisce il peso delle relazioni informali e aumenta la possibilità di discutere sul merito. Rendere leggibile il potere significa renderlo più democratico.

Vogliamo , in definitiva, costruire un potere diffuso anziché concentrato, temporaneo anziché proprietario, trasparente anziché informale, generativo anziché personalistico, responsabile anziché autoreferenziale.

Le riforme organizzative delineate in questo capitolo sono gli strumenti concreti attraverso cui rendere possibile questo cambiamento culturale. Perché una nuova cultura del potere non si afferma soltanto dichiarandola: si costruisce attraverso regole, strutture, responsabilità e pratiche che ogni giorno la rendono possibile.

Conclusione e impegni di mandato

Il XVIII Congresso Nazionale di Arcigay ci prescrive di stabilire quale associazione vogliamo costruire nei prossimi quattro anni . Il percorso che ha portato a questa mozione ha fatto emergere una rete ricca di esperienze, competenze e capacità politica, insieme alla necessità di strumenti più adeguati e processi più efficaci per metterle in relazione e trasformarle in azione comune. Da qui nasce la proposta di rafforzare Arcigay come infrastruttura politica nazionale , che non sia un contenitore di comitati ma una rete solida di associazioni, sempre più capace di sostenere il lavoro dei e sui territori e di incidere concretamente nella società.

Anche il metodo grazie al quale siamo arrivate a questa mozione indica una direzione. Abbiamo costruito uno spazio aperto e di confronto sul funzionamento dell’associazione, sulla relazione tra dimensione nazionale e territoriale, sulla nostra iniziativa politica e sulle lotte all’orizzonte. Vogliamo che questa capacità di elaborazione condivisa si strutturi come pratica ordinaria , facendo circolare esperienze e competenze e allargando gli spazi nei quali contribuire alla politica nazionale.

Le pagine precedenti contengono molte proposte, alcune realizzabili fin dall’inizio del mandato e altre da articolare progressivamente. Raccogliamo qui i principali impegni che assumiamo per i prossimi quattro anni , perché orientino la programmazione della Segreteria e del Consiglio Nazionale.

Ci impegniamo innanzitutto a rafforzare il governo politico dell’associazione , mettendo insieme una Segreteria capace di lavorare collegialmente e restituendo centralità al Consiglio Nazionale nella definizione dell’indirizzo politico. La preparazione delle discussioni e la possibilità di seguire l’attuazione delle decisioni dovranno diventare parte ordinaria del suo funzionamento. Proponiamo un’ Assemblea politica nazionale a metà mandato, per verificare quanto realizzato e discutere le priorità della seconda parte del mandato.

A questo governo politico vogliamo affiancare un’infrastruttura tecnica stabile , introducendo una direzione generale responsabile del coordinamento strutturale. Nel corso del mandato sapremo consolidare le funzioni nazionali necessarie a sostenere l’associazione, valorizzando le competenze già presenti e investendo progressivamente su quelle da sviluppare.

La partecipazione alla vita nazionale deve essere più accessibile. Ci proponiamo per questo di accompagnare con maggiore consapevolezza le persone che si affacciano al Consiglio Nazionale, e di intervenire di fronte alle barriere economiche che ne limitano la partecipazione, anche attraverso un fondo dedicato. Reti, commissioni e gruppi di lavoro dovranno offrire ulteriori possibilità di contribuire all’elaborazione nazionale, acquisire competenze e assumere progressivamente responsabilità.

Una parte centrale del mandato riguarderà il rapporto tra nazionale e territori . Formazione e accompagnamento dei comitati devono diventare funzioni continuative. Realizzeremo una mappatura delle competenze presenti all’interno della rete territoriale e ci doteremo di strumenti che permettano di condividere materiali ed esperienze e di sviluppare collaborazioni dirette tra comitati. Questo lavoro dovrà riconoscere le differenze nelle condizioni in cui operano i territori e assumere uno sguardo meridionalista , dando spazio alle esperienze e alle esigenze dei comitati del Sud.

Dentro questa relazione si colloca anche la costruzione di un sistema nazionale dei servizi . CAD, Checkpoint e le altre esperienze sviluppate dai comitati devono essere maggiormente connesse, permettendo a pratiche e competenze maturate localmente di diventare patrimonio dell’intera associazione. Il livello nazionale dovrà accompagnare chi già gestisce servizi e chi vuole svilupparne di nuovi, mettendo a disposizione strumenti e competenze.

Ci impegniamo inoltre a dotare Arcigay di una policy nazionale antimolestie , con strumenti di prevenzione e procedure accessibili per l’ascolto e la gestione delle segnalazioni. Proponiamo la costituzione di un organismo autorevole e indipendente al quale le persone possano rivolgersi e che possa accompagnare l’associazione nell’applicazione della policy. Gli strumenti nazionali dovranno essere messi a disposizione anche dei comitati.

Per sostenere questa trasformazione servirà una maggiore autonomia economica . Fundraising e progettazione dovranno diventare capacità più solide, insieme al rilancio del tesseramento e del 5x1000 e alla ricerca di nuove opportunità di finanziamento coerenti con i nostri valori. La programmazione delle risorse dovrà seguire le priorità politiche e permettere di investire sulle professionalità necessarie e sul sostegno ai territori.

Sul piano dell’iniziativa politica, vogliamo che Arcigay torni ad avere un’agenda nazionale riconoscibile . Il mandato congressuale individua un orizzonte ampio, all’interno del quale Segreteria e Consiglio Nazionale dovranno scegliere le priorità su cui concentrare energie e risorse e trasformarle in campagne e progetti vertenziali. Quanto emerge quotidianamente nei territori e nei servizi dovrà contribuire a questa elaborazione, portando nella politica nazionale la conoscenza prodotta dalla prossimità con le persone.

Questo ci impegnerà a rafforzare la nostra capacità di intervenire nel dibattito pubblico e nelle istituzioni . Investiremo sulla comunicazione nazionale e sul suo rapporto con le priorità politiche, rendendo più continuativo il lavoro di advocacy e rafforzando la produzione di conoscenza a sostegno delle nostre posizioni. La nostra presenza pubblica dovrà accompagnare le battaglie che scegliamo di portare avanti e contribuire a costruire consenso e mobilitazione.

Una maggiore capacità politica passa anche da relazioni più forti con i movimenti e le organizzazioni con cui condividiamo battaglie . Vogliamo rafforzare il rapporto con le altre realtà LGBTQIA+ e con altri movimenti, riconoscendo la parzialità del nostro sguardo e mettendo a disposizione la nostra presenza sul territorio, in ottica non sovradeterminante.

In questo quadro proponiamo di dare all’ Onda Pride una dimensione politica nazionale più stabile , attraverso una piattaforma permanente di coordinamento tra le realtà che organizzano i Pride italiani. Sarà uno spazio nel quale condividere esperienze e costruire iniziativa comune, nel rispetto dell’autonomia delle singole manifestazioni, facendo vivere durante tutto l’anno la capacità di mobilitazione espressa dai Pride.

Anche la dimensione europea e internazionale dovrà diventare più strutturale. Rafforzeremo la presenza di Arcigay nelle reti internazionali e il lavoro presso le istituzioni europee, creando una relazione più stretta tra questi spazi e la nostra rete. Le conoscenze maturate a livello transnazionale devono raggiungere i territori e aiutarci a leggere quanto accade in Italia, mentre le esperienze dei comitati devono contribuire alla costruzione delle battaglie europee e internazionali.

Gli orizzonti delle nostre lotte raccolti nel primoprimo capitolo dovranno infine tradursi in iniziativa politica durante l’intero mandato. Su quelle istanze dovremo continuare a produrre approfondimento e individuare gli strumenti attraverso cui ottenere avanzamenti concreti. Alcune battaglie potranno trovare spazio nelle istituzioni o nei tribunali, altre nelle politiche territoriali, nelle campagne e nelle mobilitazioni. Il nostro orizzonte resta la trasformazione dell’ordinamento e delle condizioni materiali che limitano la libertà e l’autodeterminazione delle persone.

Questi sono i principali impegni di mandato che assumiamo con questa mozione . Dovranno entrare nella programmazione dei prossimi quattro anni, trovare responsabilità e tempi di realizzazione ed essere sottoposti a momenti di verifica. La mozione deve restare uno strumento vivo, al quale tornare per orientare il nostro sguardo e il nostro cammino.

Abbiamo alle spalle quaranta anni di storia e le esperienze politiche di migliaia di militati queer in tutta Italia. Abbiamo la forza di una rete di comitati che fa politica e costruisce comunità sul territorio. Il cambiamento che proponiamo parte da questa forza e dalla scelta di lavorare per metterla in comune.

Candidature

La mozione Saperi in circolo è collegata a queste candidature per la guida nazionale di Arcigay:

Presidente Nazionale

Luciano Lopopolo

Candidato alla Presidenza Nazionale di Arcigay per il XVIII Congresso.

Segretaria Generale

Anna Claudia Petrillo

Candidata alla Segreteria Generale di Arcigay per il XVIII Congresso.

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